Carenza di medici nelle Madonie, a Gangi la guardia medica salvata dal direttore del Distretto e dalla responsabile AFT

Redazione

Cronaca - Continuità assistenziale

Carenza di medici nelle Madonie, a Gangi la guardia medica salvata dal direttore del Distretto e dalla responsabile AFT
«Da tempo soffriamo di una grave carenza di medici di continuità assistenziale - spiega la dottoressa Anna Di Prima -. È una situazione che non riguarda soltanto le Madonie, ma tutta la Sicilia e gran parte del Paese."

18 Luglio 2026 - 18:05

La cronica carenza di medici di continuità assistenziale continua a mettere sotto pressione il sistema sanitario delle Madonie. L’ultimo episodio arriva da Gangi, dove per il fine settimana del 18 e 19 luglio si è reso necessario un intervento straordinario per evitare che il presidio rimanesse completamente scoperto. A comunicarlo è stato lo stesso Comune di Gangi, riportando una nota dell’Asp di Palermo nella quale si informa che, «a causa della persistente difficoltà nel reperimento di medici di continuità assistenziale», il turno della guardia medica dalle ore 20 di sabato 18 luglio alle ore 8 di domenica 19 luglio resterà privo di copertura.

Per la giornata di domenica, tuttavia, l’Azienda sanitaria è riuscita ad assicurare il servizio grazie alla disponibilità di due dirigenti: dalle 10 alle 13 sarà presente la dottoressa Maria Ausilia Virga, referente dell’Aggregazione Funzionale Territoriale (AFT), mentre dalle 15 alle 19 il servizio sarà garantito dalla dottoressa Anna Di Prima, direttrice facente funzioni del Distretto sanitario 35 di Petralia Sottana. Una soluzione eccezionale che fotografa con estrema chiarezza la gravità della situazione.

«Da tempo soffriamo di una grave carenza di medici di continuità assistenziale – spiega la dottoressa Anna Di Prima -. È una situazione che non riguarda soltanto le Madonie, ma tutta la Sicilia e gran parte del Paese. Nel nostro Distretto sanitario la situazione è particolarmente critica nelle sedi di Gangi e Polizzi Generosa». Per coprire i turni vacanti, racconta la direttrice del Distretto, è stato tentato ogni percorso possibile.

«Abbiamo contattato tutti i medici disponibili inseriti nell’elenco provinciale, effettuando uno scorrimento di circa 600 nominativi. Abbiamo chiesto disponibilità anche ai colleghi di Cefalù, ma senza alcun risultato. Dal punto di vista etico e morale, fin quando ci sarò io non lascerò una guardia medica scoperta per ventiquattro ore, soprattutto se si trova all’interno di una Casa di Comunità, come accade a Gangi, e se nelle immediate vicinanze non esiste un’altra sede in grado di garantire il servizio. Per questo, in assenza di altre soluzioni, io e la collega Virga ci siamo fatte carico personalmente dei turni rimasti scoperti».

Il problema, però, non riguarda soltanto questo fine settimana. Per garantire regolarmente il servizio, ogni sede di continuità assistenziale dovrebbe poter contare su quattro o cinque medici. La fotografia attuale del Distretto 35 racconta invece una realtà ben diversa: a Gangi da anni non è presente alcun medico titolare e il servizio viene garantito esclusivamente attraverso sostituti; a Polizzi Generosa è presente un solo titolare; Alimena e Blufi dispongono di tre medici ciascuna; Bompietro, Geraci Siculo, Castellana Sicula, Petralia Soprana e Petralia Sottana possono invece contare su quattro titolari.

«Grazie alla disponibilità dei colleghi e al grande spirito di collaborazione riusciamo quasi sempre a fare di necessità virtù – aggiunge Di Prima – ma ci sono momenti in cui diventa impossibile coprire contemporaneamente tutti i turni di tutte le sedi». A rendere ancora più complessa la gestione del servizio è anche l’avvio della riforma dell’assistenza territoriale. «Sia Polizzi sia Gangi avevano turni scoperti. A Polizzi abbiamo destinato il collega del RUAP, il Ruolo Unico di Assistenza Primaria, che in realtà dovrebbe occuparsi prevalentemente della presa in carico dei pazienti cronici, ma anche in questo caso abbiamo dovuto adattarci alle necessità. Gangi ospita una Casa di Comunità che, per legge, deve garantire almeno dodici ore di attività quotidiana e non poteva rimanere chiusa. Ho quindi suddiviso il turno tra me e la responsabile AFT, la dottoressa Virga. Non sarebbe la soluzione prevista dall’organizzazione ordinaria, ma era certamente preferibile rispetto a lasciare il presidio completamente scoperto».

Una speranza arriva dalle prossime convocazioni previste dall’Asp di Palermo. «La prossima settimana dovrebbero essere effettuate nuove assegnazioni per coprire i posti vacanti. Auspichiamo che arrivino medici anche per il nostro Distretto, che ne ha davvero bisogno».

Quello di Gangi rappresenta solo l’ultimo campanello d’allarme di un sistema che fatica sempre più a trovare professionisti disponibili. Ed è probabilmente arrivato il momento di affrontare il tema senza pregiudizi. La riforma della medicina territoriale è ormai una realtà e imporrà inevitabilmente una riorganizzazione della rete delle guardie mediche. Anche nelle Madonie esistono sedi che registrano un numero estremamente ridotto di accessi, in alcuni casi con una media inferiore a dieci prestazioni mensili.

Di fronte a una carenza strutturale di personale, potrebbe risultare più razionale prevedere un’organizzazione integrata tra le sedi geograficamente più vicine, con turnazioni condivise dei medici, così da concentrare le risorse disponibili dove sono realmente necessarie e garantire, soprattutto, il funzionamento delle Case di Comunità previste dalla normativa. Nel Distretto 35 queste strutture sono presenti a Gangi, Polizzi Generosa, Alimena e Petralia Sottana e rappresentano il nuovo fulcro dell’assistenza sanitaria territoriale.

È una scelta che inevitabilmente susciterà discussioni e resistenze, soprattutto nei piccoli comuni storicamente legati alla propria guardia medica. Tuttavia, occorre distinguere tra il mantenimento formale di una sede e la reale erogazione del servizio. Perché una guardia medica che esiste solo sulla carta, ma resta chiusa per giorni consecutivi per mancanza di personale, non tutela nessuno.

Gli episodi verificatisi recentemente ad Alia e Valledolmo, dove i presidi sono rimasti chiusi per più giorni consecutivi, dimostrano che il problema non può più essere affrontato con soluzioni tampone. Servono scelte organizzative coraggiose, capaci di coniugare la salvaguardia dei servizi con la realtà di un numero sempre più ridotto di medici disponibili.

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