Un investimento di oltre 300 mila euro di denaro pubblico, destinato a fronteggiare l’emergenza idrica in Sicilia, rischia di trasformarsi nell’ennesimo spreco. Al centro della vicenda ci sono i pozzi di contrada Sanguisughe, situati nel territorio di Polizzi Generosa, la cui erogazione sarebbe stata improvvisamente sospesa da Siciliacque. A sollevare il caso attraverso un’interrogazione parlamentare urgente indirizzata al Presidente della Regione Siciliana Schifani, all’Assessore per i Servizi di Pubblica Utilità e all’Assessore per la Salute, sono i deputati regionali Ismaele La Vardera, Jose Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro.
Andiamo con ordine. Nel corso del 2024, la Regione siciliana ha stanziato circa 315.000 euro per il ripristino e la riattivazione dell’impianto di contrada Sanguisughe. L’obiettivo dell’intervento era strategico: incrementare la disponibilità d’acqua potabile in una fase di grave e persistente crisi idrica, affidando poi la gestione della risorsa a Siciliacque per rifornire diversi comuni dell’isola. Tuttavia, a circa un anno di distanza dall’entrata in funzione, l’erogazione è stata interrotta.
Secondo quanto si apprende dal testo dell’interrogazione, la sospensione da parte di Siciliacque sarebbe legata alla presunta mancanza delle necessarie autorizzazioni sanitarie e dei pareri di competenza del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Palermo, indispensabili per validare l’uso dell’acqua destinata al consumo umano. Se la circostanza venisse confermata, si tratterebbe di un corto circuito burocratico e programmatorio di primaria gravità: fondi pubblici spesi per ripristinare un’infrastruttura fondamentale senza aver prima verificato (o ottenuto) l’idoneità sanitaria dell’acqua per i cittadini.
I deputati firmatari hanno chiesto con urgenza chiarimenti immediati al Governo Regionale, articolando precisi quesiti:
- Conferma della sospensione: se corrisponde a verità l’interruzione dell’erogazione da parte di Siciliacque e quali siano le motivazioni ufficiali;
- Autorizzazioni preventive: se prima dell’impiego delle risorse pubbliche (315.000 euro) sia stata verificata la validità delle autorizzazioni dell’Asp di Palermo;
- Trasparenza sui volumi ed efficacia: quanti quantitativi di acqua siano stati effettivamente erogati prima del blocco e per quanto tempo i pozzi siano rimasti operativi;
- Azioni correttive e responsabilità: quali iniziative s’intendano intraprendere per riattivare i pozzi a norma di legge e se siano state avviate verifiche ispettive o amministrative per accertare eventuali responsabilità nella gestione e programmazione dei lavori.
La vicenda promette di far discutere nei prossimi giorni, riaccendendo i riflettori sulla gestione delle risorse e sulle infrastrutture idriche in un momento storico in cui la Sicilia soffre una delle più severe emergenze idriche degli ultimi decenni.




