Patenti facili, Pizzuto respinge le accuse: “I soldi sequestrati erano destinati all’Aci”

Redazione

Cronaca - La difesa

Patenti facili, Pizzuto respinge le accuse: “I soldi sequestrati erano destinati all’Aci”
I suoi avvocati, Roberto Tricoli e Massimiliano Miceli, stanno preparando il ricorso al tribunale del Riesame

24 Settembre 2026 - 09:28

I 138 mila euro sequestrati ad Angelo Pizzuto, ex direttore della Motorizzazione ed ex presidente dell’Automobile Club, sarebbero stati utilizzati per organizzare manifestazioni e gare automobilistiche dell’Aci. È questa la linea difensiva del dirigente regionale, arrestato nell’ambito dell’inchiesta della polizia stradale su un presunto sistema di corruzione legato agli esami per il conseguimento della patente di guida. A riportare i nuovi sviluppi della vicenda è il Giornale di Sicilia, in un articolo a firma di Davide Ferrara. Secondo l’ipotesi della Procura, tra il 2014 e il 2019 Pizzuto avrebbe sottratto 138 mila euro dalle casse dell’Automobile Club, utilizzandoli per finalità personali. Una ricostruzione contestata dall’ex presidente dell’Aci, che sostiene invece di avere destinato quelle risorse all’organizzazione di eventi automobilistici, tra cui la Targa Florio e le cronoscalate.

I suoi avvocati, Roberto Tricoli e Massimiliano Miceli, stanno preparando il ricorso al tribunale del Riesame per contestare il provvedimento di sequestro, eseguito sui futuri guadagni del dirigente, dal momento che sui suoi conti correnti non sarebbero attualmente disponibili somme sufficienti. La difesa punta sulle rendicontazioni delle manifestazioni automobilistiche, che un consulente dell’Aci sta cercando di recuperare per ricostruire nel dettaglio l’utilizzo del denaro. La documentazione, secondo quanto riferito dal quotidiano, non sarebbe ancora stata prodotta.

Nel frattempo, gli investigatori stanno approfondendo anche un altro episodio al centro dell’inchiesta. Al momento del fermo, Pizzuto sarebbe stato trovato in possesso di una busta bianca contenente 5.500 euro, consegnatagli da Ignazio Pepati, anche lui agli arresti domiciliari. I due, che si definiscono amici di lunga data, sostengono che il denaro fosse la restituzione di un prestito. Una versione diversa da quella degli inquirenti, secondo i quali la somma sarebbe stata invece destinata a ottenere la promozione di candidati agli esami della patente provenienti dalle autoscuole della famiglia Cardinale.

Anche i legali di Pepati, Luigi Miceli e Carmelo Benenati, hanno annunciato il ricorso al Riesame.

L’inchiesta prosegue dunque su due fronti: da un lato la ricostruzione della destinazione dei 138 mila euro contestati all’ex presidente dell’Aci, dall’altro gli accertamenti sul presunto sistema di corruzione che avrebbe interessato gli esami per il rilascio delle patenti. Per entrambe le vicende, le ipotesi accusatorie dovranno essere verificate nelle successive fasi del procedimento giudiziario.

Patenti facili, Pizzuto respinge le accuse: “I soldi sequestrati erano destinati all’Aci”

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