L’angolo del Satiro risorto. Cefalù: nessun G7, nessun concerto

Redazione

Cronaca

L’angolo del Satiro risorto. Cefalù: nessun G7, nessun concerto
Analisi su paragoni campati in aria

18 Gennaio 2016 - 00:00

In questi giorni, a Cefalù, si è accesa una polemica in merito alla possibilità che Taormina ospiti il G7, nel 2017, e in demerito al fatto che Cefalù non ospiterà questo evento.

Io, da cittadina, cultrice dell’arte e fortunata abitante di “una landa di Paradiso”, sono felice che Cefalù non ospiti eventi come il G7  e sono addolorata che Taormina sia stata proposta come location per questo evento.

 I  coloni jonici di Naxos non ne sarebbero contenti: quella città plasmata ad arte nell’arte è stata concepita per cullare gli animi, per allietarli di bello, di una bellezza che ha trasceso il tempo, la storia, le lingue, gli uomini ed è posseduta in quella pietra, patrimonio di chi sa leggerne il profumo, sa vederne la musica, sa toccarne il senso recondito ai più.

Taormina è conosciuta in tutto il mondo e vivrebbe benissimo senza che i potenti del mondo profanassero quei luoghi, sintesi di bellezza e meraviglia .

 

Taormina è una città che è stata investita , abbracciata dal turismo, già nel 1700, con i viaggiatori del Gran Tour: è una meta del turismo di elite da secoli!

Nel tempo, gli amministratori della cittadina, hanno,  nel bene e nel male, lavorato perché questo turismo si evolvesse con il tempo, senza alterare il fascino tutto “ esotico” della città di Timeo.

Convengo con quanti sostengono che, malgrado l’atavica competizione tra la perla del tirreno e la perla dello Ionio, le due mete turistiche siano così diverse da non poter essere ciascuna un termine di paragone dell’altra.

Ogni città è diversa dalle altre e non è uguale nemmeno a se stessa: tutto è in divenire.

 Un luogo è un corpo, non solo plasmato dal proprio dna, ma anche  forgiato dalle presenze, dall’usura, dagli stimoli esterni che riceve, dalla sua storia che ne ha tarpato o potenziato lo slancio.

Un luogo non è un contenitore asettico dei nostri passi, delle nostre vite: un luogo è i nostri passi, è le nostre vite.

Cefalù non è Taormina e Taormina non è Cefalù,senza che ciò implichi una bellezza dominante e una subalterna, limitatamente al concetto di bellezza paesaggistica, storica, artistica e culturale; la gestione della res publica è faccenda diversa.

Taormina ha uno splendido anfiteatro, pietra di giunonica fattura, che eleva gli animi all’arte, che può ospitare concerti di livello internazionale che implicano una ricchezza culturale e una ricchezza materiale che non si fermano agli introiti dell’acqua o della granita dei bar , come nel caso dei tanto citati concerti di Campofelice di Roccella.

Cefalù ha San Calogero, ma, allo stato attuale, ha solo potenzialità e non potenze attuate; ora, postulato che l’unica location capace di ospitare certi eventi sia l’anfiteatro naturale di San Calogero e non certo Piazza Duomo o il Lungomare Giardina, e postulato che Cefalù non possa accogliere eventi come quelli ospitati a Taormina, non ci resta che accusare le amministrazioni che non hanno saputo, nel tempo, creare accoglienza e ringraziamo l’attuale che, con un seppur flebile tentativo, ha fatto sì che i cefaludesi si riappropriassero di quel luogo.

Cosa vogliamo fare, dunque? Non potendo raggiungere i livelli di Taormina, proporre un termine di paragone vicino geograficamente e fertile oggi di eventi estivi, un tempo di ortaggi?

Ora, non me ne vogliate, ma io spero che Cefalù, tra un lamento e l’altro di dafniana memoria, auspichi di più di orde barbariche di gente che calpesta il suo suolo solo per un concerto mordi e figgi, anche perché Cefalù non ha necessità di adescare i più con nomi della canzone: i più già ci sono, nelle spiagge affollatamente calde delle domeniche d’agosto( e ci si lamenta anche per il turismo di massa che contraddistingue Cefalù!).

Questo tipo di attrattive snaturano un luogo: peraltro Campofelice era un terreno agricolo assai  fertile ( felice)  con una sua peculiarità, tra terra e mare.

Facciamo una scelta: capiamo cosa vogliamo e non lasciamoci prendere tout court  dal desiderio irrefrenabile di una critica che prescinde dal vero storico, ma che afferra il criticato dogmaticamente.

Ogni luogo è frutto di scelte passate, mai immemori  del fatto che il presente di oggi sarà il passato di domani, cerchiamo di realizzare che la storia è fatta di eventi concatenati e in questo aggettivo sta la chiave di molto.

Difficile per Cefalù crescere, in questo momento sociale e poco culturale.

Io sono una grande sostenitrice della critica, nel senso più vicino all’etimo del termine.

Io penso che una società democratica debba essere fondata sulla diversificazione di opinioni, su tesi, antitesi e sintesi, nel segno dell’onestà intellettuale.

Io non credo nella critica  gratuita ai fatti che, in realtà, cela solo un accanimento contro i fautori di quei fatti stessi.

Io credo nella gente che non condivide scelte politiche, ma che non nasconde interessi personali; non credo, invece, nei rais, che fomentano dietro le quinte,  che misurano non il bene della città, ma gli errori del nemico di turno, che fomentano divisioni e bellicismi che di certo non aiutano la crescita di questa città.

Cefalù mi pare paragonabile ad una prostituta, usata nella sua sciupata bellezza, solo per effimeri interessi  personali, senza rispetto alcuno: Cefalù è un luogo da preservare e da far crescere, non uno strumento per i propri personalismi.

Vorrei concludere questa mia limitata disamina, citando un grande oratore:  , Cicerone.

Daniela Mendola

 

 

 

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