Cefalù, i liquami finivano a mare: sequestrato l’impianto di sollevamento di piazza Marina

Redazione

Cronaca

Cefalù, i liquami finivano a mare: sequestrato l’impianto di sollevamento di piazza Marina

28 Dicembre 2017 - 11:03

La Polizia di Stato, in esecuzione di un Decreto emesso dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, Giovanni Antoci, ha sottoposto a sequestro l’“impianto di sollevamento installato nella piazza Marina di Cefalù”. Il provvedimento trae origine dalle numerose attività di osservazione e di monitoraggio effettuate dai poliziotti del Commissariato di “Cefalù” sul tratto di mare compreso tra piazza Marina e via Vittorio Emanuele, sino al Lungomare Giuseppe Giardina della cittadina normanna, grazie alle quali – riporta il provvedimento degli organi inquirenti – “è stata accertata una condizione di grave inquinamento ambientale dell’area marittima che si trova a ridosso del Molo di Cefalù cagionata dal continuo sversamento in mare di liquami fognari non trattati provenienti dalle vasche di raccolta e sollevamento del sistema fognario della città”.

In occasione di tali servizi, si legge ancora nel provvedimento, “si è avuto modo di accertare la non occasionalità dell’illecito sversamento (che si protrarrebbe da quasi un mese)…e la conseguente compromissione..significativa della porzione di mare interessata dall’abusivo smaltimento degli scarichi fognari”. Lo sversamento dei liquami deriverebbe dal cattivo funzionamento di alcune pompe di sollevamento dell’impianto colpito dall’odierno provvedimento di sequestro. Alle operazioni hanno preso parte tecnici dell’Arpa, che hanno provveduto al prelievo ed alla campionatura delle acque per le successive analisi tecniche.

L’ipotesi di reato per cui si procede, al momento a carico di ignoti, è quella inquinamento ambientale (delitto per il quale l’art. 452 bis c.p. prevede una pena da due a sei anni di reclusione e una multa da 10.000 a 100.000 euro) con conseguente deterioramento dell’ecosistema, della flora e della fauna marina, con l’aggravante che l’inquinamento ricade in un area sottoposta a speciali vincoli storici, paesaggistico-ambientali e naturalistico-archeologici come quella a ridosso delle mura megalitiche del centro storico di Cefalù e di uno dei tratti di mare più protetti e suggestivi della Sicilia occidentale. Dopo l’apposizione dei sigilli l’impianto è stato affidato all’Amministrazione Comunale.

LA REPLICA DEL COMUNE

La problematica del malfunzionamento dell’impianto di sollevamento di piazza Marina, che ne ha determinato l’odierno sequestro da parte dell’Autorità Giudiziaria, si inquadra nella vicenda, ancora irrisolta, dell’affidamento del Servizio Idrico Integrato al “gestore unico”, la cui individuazione spetta per legge alla Ati (Assemblea Territoriale Idrica) di Palermo, già diffidata dall’Assessorato Regionale Energia e, malgrado ciò, ancora inadempiente, per come rilevato dall’Autorità Nazionale per l’Energia Elettrica ed i Servizi Idrici, nella annuale relazione alle Camere, prodotta nel corrente mese di dicembre. In base alla vigente normativa, il Comune di Cefalù non è abilitato alla gestione diretta del servizio, né all’affidamento dello stesso a terzi. Tuttavia, proprio in ragione dell’accertato stato di non regolare funzionamento dell’impianto e della possibilità che potessero verificarsi condizioni di disagio ambientale con connessioni di natura igienico-sanitaria, in data 14 novembre è stata emanata, nei confronti di Ditta specializzata nel settore, apposita Ordinanza sindacale, volta alla “esecuzione delle opere urgenti finalizzate al ripristino della generali condizioni di funzionalità e di sicurezza igienico-sanitaria degli impianti della stazione di sollevamento di Piazza Marina”. Le ragioni che non hanno consentito il pronto ripristino della funzionalità saranno oggetto di immediata verifica, in uno alla Ditta onerata dell’intervento ed al competente Servizio Manutenzioni.

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