“Le parole rubate” di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo in scena a Castellana

Redazione

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“Le parole rubate” di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo in scena a Castellana

28 Agosto 2017 - 16:01

In programma domani, martedì 29 agosto per la rassegna “Castellana d’Estate” promossa dal Comune, lo spettacolo “Le parole rubate” di Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo. In piazza San Francesco di Paola alle ore 22.

Chi ha rubato le parole di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? Ruota attorno a questa domanda la storia di “Le parole rubate”. Una storia che parte da due immagini. Sabato 23 maggio 1992, ore 22. Quattro ore dopo la strage di Capaci, due magistrati e un ufficiale dei carabinieri entrano nell’ufficio di Giovanni Falcone al ministero della Giustizia, si guardano intorno e non toccano nulla: lasciano lì i computer, i documenti e gli appunti del magistrato appena assassinato. Entrano, guardano e se ne vanno.

Cinquantasette giorni dopo, sabato 19 luglio, alle 16,57, Paolo Borsellino scende dalla sua auto blindata in via d’Amelio a Palermo. In una mano ha una sigaretta, nell’altra l’accendino con cui la accende. La borsa con la sua agenda rossa è in auto e lì rimarrà sin quando, due minuti dopo, Cosa Nostra farà esplodere una Fiat 126 imbottita con 90 chili di tritolo. Poi quell’agenda sparirà.

Da Capaci a via d’Amelio, la storia di quei cinquantasette giorni è il resoconto di un’epidemia di distrazione collettiva. A 25 anni di distanza si ricostruisce, per la prima volta, il più grande cambio di scena a sipario aperto che la nostra democrazia ricordi. Si racconta di quando in un’eclissi della democrazia, nel buio del vuoto di potere, entrarono in azione gli specialisti del depistaggio che, seguendo un metodo ben collaudato, sottrassero le parole più importanti dei due magistrati assassinati.

Scritto dai giornalisti Gery Palazzotto e Salvo Palazzolo, interpretato da Gigi Borruso ed accompagnato dalle musiche scritte Marco Betta, Diego Spitaleri e Fabio Lannino “Le parole rubate” è il drammatico monologo di un uomo che incastra i tasselli di un puzzle rimasto incompiuto per un quarto di secolo.

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