Papa Francesco da Palermo invettiva ai mafiosi: “Convertitevi al vero Dio”

Roberto Chifari

Palermo

Papa Francesco da Palermo invettiva ai mafiosi: “Convertitevi al vero Dio”

Papa Francesco da Palermo invettiva ai mafiosi: “Convertitevi al vero Dio”
15 Settembre 2018 - 12:53

Le parole più attese, quelle di Papa Francesco, dedicate a Pino Puglisi. E il Papa non risparmia nemmeno qualche bordata ai mafiosi, ai quali dice: “Non si può credere in Dio ed essere mafioso. Chi è mafioso non vive da cristiano
perchè bestemmia con la vita il nome di Dio amore. Oggi abbiamo bisogno di uomini e donne di amore, non di uomini e donne di onore; di uomini e donne di servizio, non di uomini e di donne di sopraffazione. Abbiamo bisogno di uomini e donne che camminino insieme, non di seguire il potere. Se il mafioso dice “tu non sai chi sono io”, il cristiano risponde con “io ho bisogno di te”. Se la minaccia mafiosa è “tu me la pagherai”, quella cristiana è “Signore aiutami ad amare”. Ai mafiosi dico, cambiate fratelli e sorelle. Smettete di pensare a voi stessi e ai vostri soldi. Convertitevi al vero Dio. Se non fate questo, la vostra vita stessa andrà persa e sarà la peggiore delle sconfitta”.

Papa Francesco inizia la sua omelia facendo la differenza tra vittoria e sconfitta: “Oggi Dio ci parla di vittoria e di sconfitta. San Giovanni vede la fede come vittoria che ha vinto il mondo, mentre Gesù dice che chi ama la propria vita, la perde. E questa è la sconfitta: perde chi ama la propria vita. Non bisogna avere in odio la vita che va amata e difesa. La vita è il primo dono di Dio. Quel che porta alla sconfitta è amare la propria vita, amare il proprio. Chi vive per il proprio, perde, è quello che chiamiamo egoista. In realtà sembrerebbe il contrario: chi soddisfa i propri bisogni appare vincente. Ma Gesù non è d’accordo: chi vive per sè non perde solo qualcosa, ma la vita intera, mentre chi si dona, trova il senso della vita e vince. C’è da scegliere tra amore o egoismo. L’egoista pensa a curare la propria vita e si attacca alle cose, ai soldi, al potere, al piacere. Allora il diavolo ha le porte aperte, perché il diavolo entra dalle tasche. Se sei attaccato ai soldi, lui entra da lì. Il diavolo fa credere che va tutto bene, ma il cuore con egoismo si anestetizza. Alla fine si resta soli con il vuoto dentro. La fine degli egoisti è triste”.

E il Santo Padre fa un esempio: “E’come il chicco di grano: se resta chiuso in sé resta egoista, rimane sotto terra solo; se invece si apre e muore, porta frutto in superficie. Donarsi è una grande fatica per nulla, mi direte, che per andare avanti non servono chicchi di grano e potere. Io, invece, vi dico che è una grande illusione. Il denaro e il potere non liberano l’uomo, ma lo rendono schiavo”.

Per Papa Francesco “il vero potere è il servizio. La voce più forte non è quella di chi grida di più, è la preghiera; il successo più grande non è la propria fama, ma la propria testimonianza. Oggi siamo chiamati a scegliere da che parte stare, se vivere per sè con mano chiusa, o donare la vita con mano aperta. Solo dando la vita si sconfigge il male”.
E Papa Francesco cita Don pino Puglisi: “Lui non viveva per farsi vedere, non viveva di appelli antimafia e nemmeno si accontentava di non fare nulla di male. Seminava il bene, tanto bene. La sua sembrava una logica perdente, mentre pareva vincente la logica del portafoglio. Ma Padre Pino aveva ragione: la logica del dio denaro è sempre perdente. Avere spinge sempre a volere: ho una cosa e ne voglio subito un’altra e sempre senza fine. Più hai, più vuoi. E’una brutta dipendenza, è come una droga”.

Padre Pino, 25 anni fa, quando morì nel giorno del suo compleanno “coronò la sua vittoria con il suo sorriso, un sorriso che non fece dormire il suo uccisore, il quale disse che c’era una specie di luce in quel sorriso. Padre Pino era inerme, ma il suo sorriso trasmetteva la luce di Dio, che non era un bagliore accecacnte, ma una luce gentile che scava dentro e riscalda i cuori. Era la luce dell’amore. Noi abbiamo bisogno di tanti preti del sorriso, abbiamo bisogno di cristiani del sorriso, non perché prendono le cose alla leggera, ma perchè sono ricchi soltanto della gioia di Dio, credono nell’amore e vivono per servire. C’è più giogia nel dare che nel ricevere”.

Poi il Papa si rivolge ai fedeli: “Volete vivere anche voi così? Volete dare la vita senza aspettare che gli altri facciano il primo passo? Volete fare il bene senza aspettare il contraccambio, senza attendere che il mondo diventi migliore? Volete rischiare su questa strada, per il Signore? Don Pino sapeva che rischiava, sapeva soprattutto che il pericolo vero nella vita è non rischiare e vivacchiare tra comodità, mezzucci e scorciatoie. Dio ci liberi dal vivere al ribasso, accontendandoci di mezze verità che non saziano il cuore e non fanno bene; Dio ci liberi dal pensare che tutto va bene se a me va bene e che l’altro si arrangi. Chi non fa nulla per contrastare l’ingiustizia, non è un uomo o una donna giusti: Dio ci liberi dal crederci buoni solo perché non facciamo nulla di male. E’ vero che è cosa buona non fare male, ma è cosa brutta non fare del bene”.

La vita per Papa Francesco agli altri si da, “non si toglie. Non si può credere in Dio e odiare il fratello, togliere la vita con l’odio. Dio ripudia ogni violenza e ama tutti gli uomini. La parola odio va cancellata dalla vita cristiana”.
Poi la conclusione: “Non si può seguire Gesù con le idee. Bisogna darsi da fare. Come diceva Don Pino “se ognuno fa qualcosa si può fare molto”. Ma quanti di noi mettono in pratica queste parole? Domandiamoci cosa posso fare io per gli altri, per la chiesa, la società. Non dobbiamo aspettare che la chiesa faccia qualcosa per noi. Comincia tu, non aspettare che la società lo faccia, inizia tu; non pensare a te stesso, scegli l’amore, ascolta il suo popolo. Don Pino era povero tra i poveri. La sedia della sua stanza era rotta, ma la sedia non era il centro della sua vita, perché lui non stava seduto a ripossare, ma viveva in cammino per amare. Ecco la mentalità vincente, la vittoria della fede”.

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