“Io medico madonita in Francia, vi racconto la mia esperienza qui”

Mirella Mascellino

Cronaca - La storia

“Io medico madonita in Francia, vi racconto la mia esperienza qui”
Chiara Sabatino, medico, di Borgo Verdi, e dal novembre 2018, è tra i tanti giovani italiani che studiano e lavorano all’estero

“Io medico madonita in Francia, vi racconto la mia esperienza qui”

23 Marzo 2020 - 09:52

Chiara Sabatino, medico, classe 1992, è di Borgo Verdi, frazione di Petralia Soprana e dal novembre 2018, è tra i tanti giovani italiani che studiano e lavorano all’estero. Chiara si trova in Francia, dove ha vinto la borsa di studio per la specializzazione. In questo momento di emergenza Covid-19, in cui l’Italia ha lanciato un appello alla ricerca di medici, abbiamo pensato di raccontare la storia di Chiara.

Chiara, cosa fai e dove ti trovi in Francia?
“Sono a Montargis, una cittadina a sud di Parigi, dal novembre 2018 e dovrei finire a novembre 2021, con la tesi di specializzazione. Sto facendo la specializzazione in medicina generale, che ha una durata di 3 anni come in Italia. Per iniziare la specializzazione qui in Francia c’è un esame da sostenere, che a noi cittadini italiani, tra i paesi membri dell’Unione Europea possiamo sostenere come ogni studente francese. L’esame si può fare tra l’ultimo anno di medicina, fino ad un anno dopo la Laurea. In base alla graduatoria (nazionale), in cui si fisce dopo l’esame, si sceglie la specializzazione e la regione dove farla. Scelta l’Università di riferimento, ogni sei mesi cambiamo città e reparto per una formazione quanto più completa. Per esempio io ho già fatto i primi sei mesi in pronto soccorso, poi sei dai medici di base e adesso mi divido tra pediatria e ginecologia”.

Ma perché hai scelto di andare in Francia?
“Ho studiato francese anche al liceo e la lingua e la cultura di questo paese mi hanno sempre affascinato. Appena laureata ho avuto modo di fare l’esame qui per la specializzazione, così come l’ho fatto in Italia. Ma una volta rimasta fuori da una scuola di specializzazione italiana, grazie all’assurdo sistema di non mettere a disposizione abbastanza borse, pur mancando enormemente di specialisti, ho deciso di approfittarne e fare quell’esperienza all’estero che mi mancava, scoprendo quella cultura e lingua che avevo studiato un poco da lontano. Non finirò mai di ringraziare i miei due grandi professori di francese, la compianta Pina Oddo, che ricordo sempre con grande affetto e Angelo Vittorioso”.

Quindi cosa fai esattamente?
“Sto facendo il semestre che serve a formarci sulla salute del bambino e della donna. Quindi ho fatto i primi tre mesi a Pediatria e adesso mi trovo a Ginecologia, nell’ospedale di Montargis, ma di tanto in tanto continuo a fare delle guardie al pronto soccorso. Montargis è una piccola cittadina a sud di Parigi, che con la sua agglomerazione fa poco più di 25.000 abitanti, nella Regione Centre Val de Loire. La mia Università di riferimento si trova a Tours, dove vado a seguire seminari e corsi. Montargis la considero un poco la mia casa in Francia, perchè quando sono arrivata l’anno scorso, insieme a una collega italiana, Francesca, ci siamo ritrovate a lavorare per i nostri primi sei mesi al Pronto Soccorso di Montargis. Ad accoglierci abbiamo trovato il dottor Lumumba, un uomo di una gentilezza infinita che ci ha guidato e supportato in questo percorso, non semplice, perché ci siamo ritrovate a lavorare in un sistema diverso, praticando una lingua diversa. Non è stato semplice, ma non finirò mai di ringraziare tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno insegnato tanto. Devo dire che è stata ed è un’occasione unica, sia dal punto di vista formativo che dal punto di vista umano. Ho avuto la possibilità di conoscere e lavorare con gente proveniente da tutto il mondo, che mi ha dato tanto”.

Sai che in questo momento di emergenza, in Italia stanno cercando medici, richiamando al lavoro anche i pensionati e dando l’opportunità ai medici specializzandi di lavorare, pagandogli perfino gli alloggi e riformando la legge che voleva l’esame di Stato di abilitazione alla professione. Vorresti tornare in Italia? O cosa vorresti dire all’Italia che oggi si trova in difficoltà, ma che ha tanti giovani medici, come te, in giro per il mondo a prestare la professione?
“Quando e come tornare in Italia non lo so. Mi fa rabbia che in questo momento casa mia abbia così bisogno di medici e io sono “costretta” ad aiutare un altro paese. Mi fa rabbia perché se il sistema fosse stato lungimirante, io, come molti miei colleghi, probabilmente oggi sarei lì a casa nostra a dare una mano. Sto aiutando anche qui. Lavoro, cerco di salvare vite anche qui, però oggi più che mai vorrei essere in Italia, anche se quell’Italia dei tagli alla sanità, alla formazione e alla ricerca forse, e sottolineo forse, non se lo meriterebbe tanto. Però è pur sempre casa. E sono infinitamente grata e orgogliosa di tutti i miei colleghi che in mezzo alle difficoltà stanno gestendo questa situazione. Siete un esempio concreto per tutti. Vi studio e vi leggo e vi guardo ogni giorno e parlo incessantemente di voi ai miei colleghi di qui, perché vorrei essere utile al meglio e vorrei che in Francia, qui nell’ospedale dove sono, ci si prepari al meglio per affrontare tutto ciò. Infatti grazie a me e ai miei colleghi specializzandi, abbiamo messo in piedi una piccola saletta nel servizio Covid-19 dove occuparci dei bambini, che per fortuna non sembrano presentare sintomi gravi se infetti. Purtroppo non è così semplice far passare certi messaggi, non è sempre così semplice lottare contro il pieno orgoglio francese, perché qui, secondo il mio modesto parere, stanno sottovalutando molto la situazione e secondo me non stanno prendendo veramente esempio dall’Italia, sia dagli errori commessi che dalle strategie messe in atto. Ho ricevuto tanti inviti a tornare, proposte, ma non posso lasciare questo posto che mi sta dando tanto, mi sta dando una formazione, un futuro che purtroppo il mio paese non mi ha dato. Ripeto, se il sistema fosse stato lungimirante forse avremmo potuto reagire meglio a tutto ciò. Per quanto riguarda la scelta di mettere in campo i neolaureati, premettendo che la laurea abilitante sia un grande obiettivo finalmente raggiunto, penso però che purtroppo un neoabilitato/neolaureato non sia pronto a tutto ciò. Parlo per esperienza personale”.

Spiegaci meglio…
“In Italia spessissimo riceviamo una formazione teorica e molto poco pratica durante i 6 anni di facoltà in medicina. Io mi ricordo ancora la paura e il totale senso di inadeguatezza provato durante le mie prime 24 ore di guardia medica, fatte tutta sola in un paesino delle Madonie, dove avrò ricevuto sì e no 5 pazienti e la cosa più grave che mi capitò fu un torcicollo. Mi chiedo dunque, se la me stessa di 2 anni fa avesse dovuto affrontare al posto di un turno così semplice una crisi sanitaria come quella di oggi, come avrebbe reagito? Dobbiamo ricordare che c’è in gioco la vita della gente e la nostra anche. Non credo che un neolaureato, con tutte le eccezioni del caso, possa avere le capacità pratiche, decisionali e psichiche di gestire una cosa del genere, soprattutto tenendo conto che, vista l’eccezionale emergenza, sarebbe anche molto difficile trovare una guida formativa. Forse non ce le ho nemmeno io queste capacità, anche dopo un anno e mezzo in cui sono stata veramente guidata per mano nel mio percorso formativo, premettendo purtroppo anche che in Italia spesso, non sempre, è difficile trovare un aiuto nell’apprendimento pratico anche in tempi “normali”. Con questo non voglio certo dire che la formazione qui sia perfetta e in Italia non funzioni nulla, ma ho potuto notare delle differenze. Per finire mi sento di chiedere, nel mio piccolo, a tutti gli italiani di fidarsi di quella classe medica e paramedica che lotta per le vostre vite, sempre, anche quando è insultata, denunciata e minacciata, e di non dimenticarla quando tutto questo sarà finito. E di seguire le regole. Che non dovrebbe essere poi così difficile stare a casa. Pensate a tutti quelli che invece in questo momento non hanno un poco di tempo neppure per riposarsi, forse così capirete che non è proprio così male passare il tempo a preparare torte o a suonare la chitarra. Approfittate di questo tempo per imparare cose nuove e apprezzare quello che avete e di cui non vi eravate forse nemmeno resi conto. Ai miei colleghi sparsi in tutta Italia dico solo “sono fiera di voi”, lo so che non è molto, ma io sono fiera di voi. Siete un esempio, una luce, anche per me che qui nel mio piccolo sto cercando di fare qualcosa per aiutare quante più persone possibili, qualsiasi lingua parlino”.

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