Covid hospital, Marciante: “Sicurezza sì, ma non chiudiamo i nostri cuori”

Redazione

Cronaca - Cefalù

Covid hospital, Marciante: “Sicurezza sì, ma non chiudiamo i nostri cuori”
L'intervista rilasciata dal Vescovo a percorsinodali.it sull’emergenza Coronavirus

Covid hospital, Marciante: “Sicurezza sì, ma non chiudiamo i nostri cuori”

04 Aprile 2020 - 09:32

La questione relativa all’ospedale Giglio che potrebbe diventare “covid-hospital“, sta scatenando un dibattino, non solo a Cefalù, ma anche negli altri paesi madoniti. Il Vescovo di Cefalù Giuseppe Marciante, è intervenuto sulla questione rilasciando un’intervista a percorsinodali.it.

“Ho seguito la vicenda da vicino – dice Marciante – Sono consapevole che la promiscuità della destinazione d’uso, associata a quella del personale sanitario, possono risultare altamente pericolose per la pubblica incolumità, per il personale sanitario, l’utenza e l’intero territorio. Alle Autorità competenti viene fatta richiesta di scongiurare quella che potrebbe trasformarsi in una vera e propria tragedia, che potrebbe contribuire, in questo periodo di particolare emergenza, al collasso dell’intero sistema regionale sanitario”.

Sulla petizione che dice “no” al covid hospital il vescovo aggiunge. “Dopo la lettura della petizione, mi sono raccolto in preghiera con il desiderio di unire la terra al Cielo. A Lui ho consegnato le tante, le forti paure dei nostri medici, infermieri, di tutto il personale sanitario del nostro ospedale di Cefalù. Paure per la propria vita messa a rischio e, ancora di più, quella dei familiari: mariti, mogli, figli, anziani genitori. Preoccupazione per i tanti ammalati che vi si trovano e che vi accederanno. Per tutti i nostri medici e infermieri, per tutto il personale nutro e dobbiamo nutrire un profondo rispetto, accompagnato da una sconfinata gratitudine per il servizio che prestano e presteranno. Ho pensato al nostro bisogno di volere essere Chiesa in uscita. Dobbiamo esserlo. Nei nostri ospedali, nel nostro ospedale di Cefalù, in quelli da campo a soccorrere, a cercare di far vivere, di attenuare le sofferenze di quanti la morte vorrebbe falciare”.

“Con la richiesta di bloccare l’apertura di un reparto Covid-19 all’interno dell’Ospedale Giglio – prosegue Marciante – abbiamo pensato e pensiamo solo a difenderci. Ci siamo schierati in nostra difesa. E il nostro prossimo? Il mio prossimo? Questi potrebbe anche essere mio padre, mia madre, mio figlio, mia moglie. Proprio coloro che voglio custodire. Potrei essere anch’io. Le paure del tempo presente possono spingerci alla morte del prossimo. Alla crisi del noi. Non dimentichiamolo: gli altri siamo noi. Siamo persone e non numeri. Il malato, chi è colpito da questo maledetto virus resta un uomo, è una persona. È mio, nostro fratello. Questi poveri “Lazzaro” che sono in aumento di giorno in giorno, non vediamoli solamente come dei potenziali untori. Come degli appestati, dei nuovi lebbrosi. Come un tremendo pericolo per le nostre vite”.

E poi conclude: “Nella petizione diramata si parla di promiscuità di destinazione d’uso e anche del personale sanitario. È nostro dovere chiedere la presenza di aree separate, di corridoi e reparti privi di comuni entrate e uscite. Dobbiamo, urlare a chi sta ai vertici del mondo della Sanità tutela e massima protezione per medici, infermieri, personali pulizie, ammalati, per ognuno di noi. Chiediamo per loro mascherine, tute, guanti, caschi; tutta quell’attrezzatura salvavita per quanti stanno “in frontiera”. Impegniamoci noi tutti senza se e senza ma a rispettare quelle regole che devono gestire la nostra quotidianità per bloccare questo nemico, questo “Erode” invisibile. Non parliamo di “ospedali chiusi” o di “ospedali aperti” ai reparti Covid-19. Sarebbe scegliere di odiare il nostro prossimo, sarebbe negare la fraternità, sarebbe solo uno spalancare le porte dell’anima alle paure. Al pessimismo. Non parliamo di sani o di malati. Sappiamo che ci sono anche i malati asintomatici. Parliamo di fratelli. Contrastiamo ogni nostra paura con l’amore. Questa corsa alla vita non trovi chiusi i cancelli del nostro ospedale di Cefalù. Sostituiamo al “corto” respiro che soffoca e che uccide del Covid-19, il respiro dell’amore che si fida e si affida alle scelte, alle linee guida di chi ne ha le competenze, di chi è chiamato ad assumersi le responsabilità sull’apertura di un reparto Covid-19 nel nostro nosocomio. Le strategie difensive non sono mai risolutive. Non riduciamo il dramma di quanti lottano o lotteranno contro il Coronavirus per vivere, a calcoli o interessi che (possibilmente) potrebbero anche misurarsi con competizioni politiche o pseudo politiche. È il tempo della chiamata a essere tutti lottatori di speranza e facitori dell’Amore”.

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