Gli arresti dei carabinieri a Piacenza: il comandante è di origini madonite

Redazione

Italia - L'indagine

Gli arresti dei carabinieri a Piacenza: il comandante è di origini madonite
A capo dell'organizzazione, il comandante, il maresciallo maggiore Marco Orlando, 50 anni, originario di Petralia Sottana

Gli arresti dei carabinieri a Piacenza: il comandante è di origini madonite

23 Luglio 2020 - 08:40

E’ la prima volta in Italia che viene sequestrata una caserma dei carabinieri. Accade a Piacenza dopo la gravissima storia che è emersa a seguito di indagini e che vede coinvolte ventidue persone, tra cui ben dieci militari, compreso il comandante, il maresciallo maggiore Marco Orlando, 50 anni, originario di Petralia Sottana, che è finito agli arresti domiciliari. Secondo la Procura di Piacenza, gli indagati – anche quelli con la divisa – avrebbero fatto parte in realtà di un’organizzazione criminale il cui scopo sarebbe stato quello di fare più arresti possibili e di risultare più bravi di altri colleghi. Per questo avrebbero compiuto arresti illegali, su fatti che sarebbero stati inventati e che avrebbero riferito ai pm di turno. Per gli inquirenti, inoltre, gli indagati avrebbero gestito anche lo spaccio di droga nella città, approfittando del blocco legato all’emergenza Coronavirus.

L’indagine della guardia di finanza e della polizia locale di Piacenza è durata sei mesi ed è nata dal racconto di un carabiniere che ha deciso di denunciare quanto sarebbe accaduto nella caserma di Piacenza Levante, in via Caccialupo. “Mentre Piacenza stava combattendo il Covid e contando i propri morti – ha detto il procuratore capo Grazia Pradella – un’intera caserma dell’Arma dei carabinieri durante il lockdown, nel più totale disprezzo e spegio delle regole, si è macchiata di reati gravissimi”. Per quanto emerge dal blitz “Oddysseus”, il comandante assieme ad altri colleghi, avrebbe attestato elementi falsi e ne avrebbe commessi altri che sarebbero stati rilevanti in occasione dell’arresto di un nigeriano, trovato con due grammi di marijuana e che sarebbe stato anche picchiato. Un arresto, avvenuto il 27 marzo, ritenuto illegale dagli inquirenti. La stessa accusa viene formulata per un altro arresto, quello di un albanese, avvenuto il 3 aprile, al quale sarebbe stato sequestrato quasi un chilo e mezzo di marijuana.

La lista dei reati contestati agli indagati è decisamente lunga: spaccio, ricettazione, estorsione, arresto illegale, tortura, lesioni personale aggravate, peculato, abuso d’ufficio, rivelazione ed uso di segreto d’ufficio, falso, perquisizioni ed ispezioni personali arbitrarie, violenza privata aggravata, truffa ai della Stato. “Siamo di fronte a reati impressionanti – ha rimarcato ancora il procuratore capo – se si pensa che sono stati commessi da carabinieri. Si tratta di aspetti molto gravi e incomprensibili agli stessi inquirenti che hanno indagato. Una serie tale di atteggiamenti criminali che ci ha convinto a procedere anche al sequestro della caserma dei carabinieri per futuri accertamenti”.

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