Acqua non potabile, il Comune di Gangi condannato a risarcire un cittadino

Michele Ferraro

Cronaca - Il Comune annuncia appello

Acqua non potabile, il Comune di Gangi condannato a risarcire un cittadino
Un utente ha citato in giudizio il Comune per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dal contratto di fornitura idrica

Acqua non potabile, il Comune di Gangi condannato a risarcire un cittadino

26 Marzo 2021 - 18:42

Con sentenza pronunciata lo sorso 2 marzo dal Giudice di Pace, dottoressa Rosalia Quartararo, il Comune di Gangi è stato condannato a risarcire il signor Benedetto Lapunzina che ha citato in giudizio il municipio per l’inesatto adempimento delle obbligazioni derivanti dal contratto di fornitura idrica.

Lapunzina, per il tramite dell’avvocato Antonio Anatra, ha chiesto al Comune di Gangi il risarcimento dei danni patrimoniali cagionati per effetto della condotta inadempiente, quantificandoli in 963,60 euro pari al costo di 6 litri di acqua al giorno per tutto il periodo di non potabilità dell’acqua di cui al contratto di fornitura sottoscritto con il municipio.

In totale si tratta di 292 giorni di mancata potabilità dell’acqua, per effetto delle ordinanze che ne hanno impedito l’utilizzo per fini alimentari nei i periodi che vanno dall’11 febbraio 2014 al 21 febbraio 2014; dal 10 aprile 2015 al 15 aprile 2015; dall’8 maggio 2015 al 25 giugno 2015; dal 4 marzo 2016 al 22 marzo 2016, dal 19 aprile 2016 al 20 maggio 2016, dal 10 febbraio 2017 all’8 marzo 2017, dal 5 novembre 2018 al 22 novembre 2018, dal 7 dicembre 2018 al 27 febbraio 2019, dal 27 marzo 2019 al 21 maggio 2019. Tutte le ordinanze impedivano l’uso dell’acqua a causa dell’accertata situazione di non potabilità della stessa per effetto delle elevate concentrazioni di ferro ed alluminio, oltre i limiti di legge.

La prolungata inattività della erogazione dell’acqua, secondo quanto accertato dal giudice di pace, ha provocato un disagio all’attore ed un danno economico derivante dall’acquisto di acqua in bottiglia. La rottura di una conduttura, o l’aumento come nel caso di specie di metalli nell’acqua, a meno che non sia dovuta al verificarsi di una calamità naturale, non può ritenersi un evento naturale tale da escludere ogni tipo di danni e disagi arrecati gli utenti, in quanto il Comune avrebbe dovuto provvedere ad eliminare il disagio attivandosi diligentemente per risolvere la criticità.

Priva di fondamento è parsa al giudice di pace la circostanza, addotta dal Comune di Gangi, di esser venuto meno alle sue responsabilità a causa dei provvedimenti dell’Asp di Palermo, atteso che le disposizioni di legge attribuiscono all’autorità sanitaria i compiti di sorveglianza ma non anche quelli di gestione ed attuazione di interventi correttivi in caso di malfunzionamenti della rete idrica. Per questi motivi il Comune di Gangi è stato condannato a risarcire al signor Benedetto Lapunzina la somma di 963,60 euro più 1.380 euro di spese legali.

“Il Comune ha deciso di proporre appello avverso la sentenza del Giudice di pace in quanto la stessa non ha tenuto conto di tutti gli elementi di fatto e di diritto rappresentate dalla difesa – afferma l’amministrazione comunale – Il Comune ha la gestione diretta del servizio, questo comporta pro e contro. Quanto alla soluzione del problema delle concentrazioni di ferro ed alluminio nell’acqua, il professore Nicosia incaricato incaricato dal Comune, ha terminato il suo lavoro e presto convocheremo un’assemblea pubblica on line per condividere le risultanze dello studio.” Attualmente l’acqua a Gangi, benché le ultime risultanze dei campionamenti effettuati in data 9 marzo rivelano dati solo in minima superiori ai limiti consentiti, è ancora non è potabile

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