Le scuole delle aree interne come presidio di futuro, contro spopolamento e isolamento. È questo il messaggio lanciato dal Comitato del personale scolastico delle aree interne durante un’audizione alla V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro dell’Assemblea Regionale Siciliana.
Nel corso dell’incontro, i rappresentanti del Comitato – Giovanni Vazzana, Lucia Macaluso e Katya Rapè – hanno presentato il documento dal titolo “La scuola salva i territori: istruzione, diritti e futuro per le aree interne”, un testo che punta l’attenzione sulle difficoltà vissute dalle scuole delle Madonie e delle altre zone interne della Sicilia. Alla riunione hanno preso parte anche il presidente della Commissione Ferrara e le deputate Valentina Chinnici, Ersilia Saverino e Roberta Schillaci, che hanno manifestato disponibilità ad approfondire le proposte avanzate, impegnandosi a trasmetterle agli assessorati competenti e ai referenti nazionali.
Nel documento si evidenzia come le Madonie rappresentino un territorio ricco di storia, identità e coesione sociale, ma sempre più penalizzato dalla riduzione dei servizi essenziali, dalla sanità ai trasporti, passando soprattutto per la scuola. Secondo il Comitato, negli ultimi anni il sistema scolastico delle aree interne ha subito pesanti conseguenze a causa degli accorpamenti e della riduzione delle classi. Particolarmente delicata la questione delle pluriclassi e della riduzione degli indirizzi nelle scuole superiori, che spesso costringe gli studenti a lunghi spostamenti quotidiani pur di poter scegliere il percorso di studi desiderato.
Altro tema centrale è quello della continuità didattica. I docenti, infatti, sono spesso costretti a spostarsi tra sedi molto distanti, con difficoltà legate alla viabilità e alla carenza di trasporti pubblici. Una situazione che, secondo il Comitato, penalizza sia gli insegnanti che gli studenti. Tra le proposte avanzate figurano deroghe ai parametri nazionali per la formazione delle classi, la possibilità di mantenere classi con pochi alunni per garantire il diritto allo studio, limiti più rigidi alle cattedre distribuite su più scuole e una maggiore stabilità del personale docente nelle aree montane.
Nel documento si guarda anche al futuro delle Madonie, immaginando un modello di sviluppo legato alla formazione e alle nuove tecnologie. Tra le idee lanciate c’è quella di un “campus diffuso” dedicato alla formazione avanzata e alle competenze digitali, capace di attrarre giovani e nuove professionalità nei territori interni. Per il Comitato, investire sulla scuola significa investire sulla sopravvivenza stessa delle comunità delle aree interne.





