“Siamo arrivati all’ultimo mese utile previsto per il completamento degli obiettivi del PNRR e il bilancio che emerge per la Sicilia non può lasciare tranquilli. Se oltre 12 miliardi di euro assegnati alla nostra regione hanno prodotto appena il 16,7% di opere concluse, siamo davanti a un ritardo che non è soltanto burocratico: è un ritardo che pesa sulle imprese, sui lavoratori, sulle comunità e sul futuro della Sicilia. È il segnale che una straordinaria occasione di sviluppo non è stata accompagnata da una macchina amministrativa all’altezza della sfida”. Lo dichiara Pasquale De Vardo, segretario generale della Feneal Uil Sicilia.
“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza avrebbe dovuto rappresentare il più grande investimento pubblico degli ultimi decenni per ridurre il divario infrastrutturale tra il Mezzogiorno e il resto del Paese. Per il settore delle costruzioni significava creare lavoro stabile e qualificato, realizzare infrastrutture moderne, mettere in sicurezza il territorio, innovare scuole, ospedali e servizi pubblici. Oggi, invece, il rischio concreto è quello di ritrovarsi con cantieri ancora aperti, opere incompiute e comunità che attendono risposte che non sono mai arrivate e che molto probabilmente non arriveranno mai”. Per la Feneal Uil Sicilia non sarebbe corretto attribuire ogni responsabilità esclusivamente ai ritardi burocratici.
“La vera criticità è stata la fragilità strutturale della pubblica amministrazione, soprattutto nel Mezzogiorno: organici insufficienti, uffici tecnici sottodimensionati, procedure complesse e una programmazione spesso incapace di trasformare le risorse disponibili in opere realmente fruibili. Il Pnrr avrebbe dovuto contribuire anche a rafforzare la capacità amministrativa degli enti locali: questo obiettivo è rimasto soltanto parzialmente raggiunto”. Secondo De Vardo, il lavoro deve continuare a rappresentare il criterio con cui valutare ogni investimento pubblico.
“Le risorse pubbliche hanno senso soltanto se inserite dentro una visione di sviluppo fondata sul lavoro di qualità. Ogni investimento avrebbe dovuto produrre occupazione stabile, sicurezza nei cantieri, formazione, legalità e piena applicazione dei contratti collettivi, contrastando dumping contrattuale, lavoro irregolare, subappalti incontrollati e contratti pirata. Questa deve restare la bussola anche nella fase successiva al Pnrr”. La Feneal Uil Sicilia chiede ora un’operazione di assoluta trasparenza.
“È necessario che Governo nazionale e Regione Siciliana rendano pubblico lo stato reale di ogni intervento: quali opere sono state concluse, quali sono recuperabili, quali rischiano il definanziamento e quali risorse saranno necessarie per completare i cantieri già avviati. La Sicilia non può permettersi che le incompiute del Pnrr diventino un peso economico per i bilanci degli enti locali e, di conseguenza, per i cittadini”.
“L’eredità del Pnrr – conclude De Vardo – non dovrà essere misurata dal numero dei finanziamenti assegnati, ma dalla qualità delle opere realizzate e dalla loro capacità di generare sviluppo, buona occupazione e coesione sociale. Se questa esperienza dovrà insegnarci qualcosa, è che il Mezzogiorno non ha bisogno soltanto di maggiori risorse, ma di una strategia di lungo periodo, di istituzioni più efficienti, di legalità, di competenze e di una politica capace di programmare il futuro. Solo così sarà possibile evitare che quella che doveva essere la più grande occasione di rilancio della Sicilia si trasformi nell’ennesima occasione perduta”.




