Crescere in una famiglia mafiosa non è una condanna: la sfida della legge “Liberi di scegliere”

Redazione

Palermo - Presso l’aula magna del Tribunale di Palermo

Crescere in una famiglia mafiosa non è una condanna: la sfida della legge “Liberi di scegliere”
L'evento ha riunito psicologi, magistrati, avvocati, rappresentanti delle istituzioni ed esperti per affrontare gli aspetti antropologici, psichici e giuridici del fenomeno mafioso

10 Ottobre 2026 - 10:19

Si è svolto ieri presso l’aula magna del Tribunale di Palermo il convegno “Liberi di Scegliere”, organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati della Provincia di Palermo. Nel discorso di apertura dell’evento la presidente degli psicologi siciliani Vincenza Zarcone ha sottolineato l’importanza del sostegno psicologico a donne e minori che scelgono di sottrarsi ai condizionamenti della criminalità organizzata.

L’evento si è svolto alla vigilia della Giornata mondiale della salute mentale ed ha riunito psicologi, magistrati, avvocati, rappresentanti delle istituzioni ed esperti per affrontare gli aspetti antropologici, psichici e giuridici del fenomeno mafioso, approfondendo in particolare le opportunità offerte dalla legge 131 del 2026, nota come “Liberi di scegliere”. Una normativa che introduce una nuova prospettiva nel contrasto alla mafia: accanto alla repressione giudiziaria e alla collaborazione con la giustizia, viene finalmente riconosciuta una terza via che consente a donne, madri e minorenni di allontanarsi dai contesti familiari e territoriali legati alla criminalità organizzata, attraverso percorsi di protezione, sostegno economico, accompagnamento psicologico e reinserimento sociale.

La presidente dell’Ordine degli Psicologi ha richiamato le istituzioni alla necessità che la salute mentale venga messa in relazione con i condizionamenti culturali e familiari esercitati dalle organizzazioni mafiose, soprattutto nei confronti dei più giovani. “Questa giornata è importante perché parlare di salute mentale significa anche fare in modo che i bambini e i ragazzi che crescono in contesti mafiosi non siano destinati a diventare delinquenti. “Liberi di scegliere” crea le condizioni affinché i minori, insieme alle loro madri, possano uscire dal contesto mafioso grazie a interventi educativi, economici e psicologici. Anche questa è prevenzione della salute mentale, se consideriamo che i comportamenti devianti e mafiosi hanno radici profonde nei vincoli di appartenenza, nei legami familiari e nella trasmissione di modelli criminali fondati sulla violenza, sulla sopraffazione e sulla negazione delle emozioni”.

Spezzare la trasmissione intergenerazionale della cultura mafiosa significa, dunque, non soltanto contrastare la criminalità, ma anche offrire ai bambini e agli adolescenti la possibilità di sviluppare liberamente la propria personalità, costruire relazioni affettive sane e immaginare un futuro diverso da quello imposto dal contesto di origine. In questo percorso il contributo della psicologia diventa fondamentale per affrontare traumi, paure, conflitti di lealtà familiare e difficoltà legate all’allontanamento dal proprio ambiente.

Sul valore della nuova normativa e sulla necessità di affiancare alla risposta giudiziaria un’azione capace di incidere sulla cultura e sul sistema di relazioni della criminalità organizzata si è soffermato anche Antonello Cracolici, presidente della Commissione Antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana. “Colpire al cuore uno dei valori sacri della famiglia mafiosa, che è proprio la famiglia, costituisce un colpo alla sua reputazione – ha sottolineato Cracolici –. Penso che la lotta alla mafia debba essere condotta su diversi livelli: quello giudiziario, certamente, ma anche quello reputazionale. Lo Stato si fa carico di una richiesta di aiuto che arriva dalle famiglie, soprattutto dalle mamme e dalle donne, mettendo in campo misure di protezione, garantendo l’anonimato e anche la possibilità di cambiare città, cambiare nome e costruire una nuova prospettiva di vita. È lo Stato che si mette al servizio di chi vuole cambiare vita”.

A evidenziare il percorso giuridico e istituzionale che ha condotto all’approvazione della legge è stato Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, che ha ricordato come l’esperienza di “Liberi di scegliere” affondi le proprie radici nel lavoro avviato oltre quindici anni fa dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria. “È una legge nazionale che riconosce un percorso di protezione, sostegno economico e reinserimento nella società per quei ragazzi che provengono da determinati contesti criminali e si trovano ad affrontare una dimensione nuova – ha spiegato Morosini –. Tutto questo è il frutto di un percorso molto lungo, iniziato oltre quindici anni fa con le pronunce del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria del giudice Roberto Di Bella, attraverso i provvedimenti sulla responsabilità genitoriale, e sviluppatosi poi in una serie di iniziative finalizzate a garantire a questi giovani non soltanto protezione e sostegno economico, ma anche reali opportunità di inserimento nella società, attraverso programmi di istruzione scolastica e formazione professionale”. Morosini ha inoltre sottolineato l’importanza di valutare i risultati delle esperienze già realizzate e individuare gli aspetti sui quali intervenire ulteriormente: “Questo convegno vuole fare il punto sul percorso compiuto, individuare e mappare le esperienze particolarmente positive, ma anche approfondire quei profili che meritano ancora attenzione e che possono essere potenziati”.

Il convegno, moderato dal presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo e dalla consigliera dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana Barbara Vallesi Cardillo, ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti delle istituzioni e del mondo delle professioni. Tra questi il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe Tango, l’assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro Nuccia Albano, la garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Siciliana Giovanna Perricone, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Palermo Dario Greco, il presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Sicilia Giuseppe Ciulla e il presidente del Tribunale per i minorenni di Catania Roberto Di Bella. Ad approfondire i diversi aspetti dell’intervento normativo noto come la legge “Liberi di scegliere” anche il consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana Calogero Lo Piccolo, il professore Girolamo Lo Verso, la professoressa Cecilia Giordano, la dottoressa Gabriella Zizzo, la dottoressa Antonia Luppino, la procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo Claudia Caramanna e la coordinatrice nazionale del protocollo governativo “Liberi di scegliere” per Libera Patrizia Surace. Dagli interventi è emersa la centralità di un approccio interdisciplinare, capace di mettere in rete magistratura, psicologi, avvocati, servizi sociali, istituzioni scolastiche e associazioni per accompagnare le persone che decidono di interrompere i legami con gli ambienti criminali.

Alla vigilia della Giornata mondiale della salute mentale, il convegno ha acceso i riflettori su una dimensione spesso meno visibile del contrasto alla mafia: la libertà psicologica, il diritto dei bambini a crescere senza condizionamenti criminali e la necessità di prevenire il disagio prima che si trasformi in sofferenza, violenza o devianza. Una sfida nella quale la psicologia può svolgere un ruolo determinante, non soltanto nella cura delle conseguenze del disagio, ma soprattutto nella costruzione di percorsi di prevenzione, emancipazione e libertà di scelta.

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