“Il mio viaggio al buio”. L´esperienza del polo tattile itinerante

Rosangela Scimeca

Palermo

“Il mio viaggio al buio”. L´esperienza del polo tattile itinerante
Una nostra collega si è intrufolata nel bus dove tutto non ha luce. E racconta di come siano cambiati i suoi "punti di vista"

18 Gennaio 2016 - 00:00

“D’un tratto, ho iniziato a brancolare nel buio. Stavo quindi più attenta nel calpestare, con i miei passi, il pavimento. Mi sono ricordata delle mie braccia. No, questa volta non erano di supporto nel gesticolare. Non erano ancelle della mia testa. Erano la mia guida. Così mettevo le mani dinanzi al resto del mio corpo, camminando piano piano. Quelle braccia, le mie braccia, quelle mani, le mie mani, adesso svolgevano la parte principale: servivano a proteggermi evitando gli ostacoli. Con questa consapevolezza sono salita sul bus itinerante: per ri-scoprire quelle parti del mio corpo che talvolta pensiamo secondarie al senso della vista. Ma spenta la luce, vedenti e non vedenti diventano uguali. E ci ritroviamo tutti bambini, quando in quel buio nascondevamo i nostri mostri e ci sentivamo insicuri. Inermi. Così, talvolta, dovranno sentirsi quelle persone il cui senso della vista si è oscurato. E in quella oscurità nascondono, probabilmente, tutti i loro mostri: barriere, diffidenza, senso d’impotenza, dipendenza dagli altri, handicap. Lì però, in quella cecità, inizia la battaglia con i mostri. Lì, dunque, inizia la vittoria. E la vittoria si chiama anche Polo Tattile Itinerante, dove un vedente e un cieco s’incontrano e si azzera ogni differenza. Sì perché lì, nel buio, le guide sono loro. Sono i non vedenti che si destreggiano, come illuminati da mille lampade, con scioltezza e autonomia laddove chiunque brancolerebbe. Questa è la loro vittoria. È semplice vivere in un mondo a colori. È facile vedere la strada da percorrere, riconoscere un viso caro, leggere, scrivere, scorgere il proprio riflesso nell’acqua, contare le sfumature dell’arcobaleno. Ammirare la propria bellezza. Vedersi invecchiare. Ma in un mondo dove la vita è senza luce, è straordinario vederla brillare comunque. Ho visto quello scintillio nel sorriso di chi ammirava, solo sfruttando il senso del tatto, i plastici architettonici che riproducono alcune meraviglie artistiche come la Valle dei Templi. L’ho visto nell’espressione di chi ha letto una poesia sull’amicizia servendosi del codice braille. Ho visto quella luce in chi usava il cellulare ascoltando una voce guida. E allora ho capito: il buio è solo il buio dell’ignoranza. Perché quando ci sono i lumi della conoscenza, della volontà di capire l’altro che, seppure uguale a me, si differenzia da me per il suo diverso modo di conoscere il mondo, allora lì c’è la vera luce. E il buio si trasforma in suoni, odori, sapori…”

                                                                                                                      

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