Dov’è il sindaco? La domanda che racconta il peso delle piccole comunità

Redazione

Cronaca - Il caso dell'Infiorata

Dov’è il sindaco? La domanda che racconta il peso delle piccole comunità
Il caso dell'Infiorata di Castelbuono, con l'assenza del sindaco, impegnato in un incendio, stimola una riflessione sul ruolo delle istituzioni nei piccoli comuni

10 Giugno 2026 - 10:39

Dov’è il sindaco? È una domanda che molti cittadini e visitatori si saranno posti domenica 31 maggio a Castelbuono. Il paese era in festa per uno degli appuntamenti più importanti dell’anno: l’apertura della XVIII Infiorata, la manifestazione che richiama migliaia di visitatori e che quest’anno ha assunto un significato ancora più profondo grazie all’arrivo delle reliquie di San Francesco d’Assisi, nell’anno dell’Ottavo Centenario della morte del patrono d’Italia. Una giornata di colori, arte, fede e partecipazione popolare. Eppure, proprio in quelle ore, il sindaco Mario Cicero non era tra le autorità presenti ad accogliere le reliquie del Santo. La ragione della sua assenza era tutt’altro che protocollare. Mentre il centro storico celebrava uno degli eventi simbolo della comunità, il primo cittadino era impegnato a coordinare le operazioni per fronteggiare un incendio sviluppatosi nei pressi del paese.

«Mi rattrista non aver potuto partecipare all’evento – racconta Mario Cicero – ma abbiamo dovuto fronteggiare un pericoloso fronte di fuoco che, grazie al lavoro delle squadre a terra, dei mezzi aerei e dei volontari della Protezione Civile, siamo riusciti a contenere. È una situazione che dimostra bene quanto sia impegnativo il ruolo dei sindaci dei piccoli e medi comuni». Potrebbe sembrare un episodio eccezionale. In realtà non lo è affatto. Chi racconta quotidianamente il territorio sa bene che quella vissuta da Mario Cicero non rappresenta un’anomalia, ma quasi una regola. È la normalità dei sindaci delle Madonie e, più in generale, dei piccoli comuni italiani. Nei grandi centri urbani il sindaco svolge prevalentemente un ruolo politico e di indirizzo amministrativo, supportato da una struttura complessa fatta di dirigenti, uffici specializzati e articolazioni operative. Nei piccoli comuni, invece, il sindaco è molto di più. È il primo referente istituzionale, il coordinatore delle emergenze, il mediatore sociale, il punto di ascolto per i cittadini e, talvolta, persino l’ultimo presidio dello Stato sul territorio.

Chi vive nelle Madonie lo sa bene. Accade a Gangi come nelle Petralie, a Geraci Siculo, Castellana e Polizzi Generosa, come a Bompietro, Blufi, Alimena, Collesano e così via. Perfino la nobile Cefalù non sfugge a questo racconto di amministratori che quotidianamente si trovano a svolgere compiti che vanno ben oltre quelli previsti dal proprio mandato. Li si incontra sui luoghi di un incendio mentre coordinano le operazioni di soccorso. Li si vede seguire personalmente le emergenze idriche, verificare il funzionamento delle reti fognarie, monitorare frane e smottamenti dopo giornate di maltempo. In inverno capita di trovarli a bordo dei mezzi spargisale o impegnati insieme agli operatori comunali a liberare le strade dalla neve. In estate affrontano le ondate di calore, la siccità e problemi di approvvigionamento idrico. In mezzo a tutto ciò c’è un telefono che suona incessantemente, sono i cittadini a chiamare direttamente il loro “amico sindaco” per segnalare questo o quel problema, investendo della sua soluzione direttamente l’uomo (o la donna) ancor prima dell’istituzione che, pro tempore, rappresenta.

«Fare il sindaco in un comune medio-piccolo impone di essere disponibili in ogni momento – spiega Cicero – sia nella gestione ordinaria che nelle emergenze. Il rapporto diretto con i cittadini è una parte fondamentale del nostro lavoro. Non possiamo permetterci di distrarci, ma allo stesso tempo non possiamo essere lasciati soli». Parole che suonano come un appello e che mettono in luce una questione spesso sottovalutata. I sindaci, gli amministratori, i consiglieri comunali, siano essi di maggioranza o di opposizione nelle piccole comunità non sono solo “politici”. Tengono insieme territori fragili, spesso caratterizzati da spopolamento, carenza di servizi e risorse limitate. Sono chiamati a rispondere a problemi che vanno dall’emergenza idrica al dissesto idrogeologico, dal randagismo alle difficoltà sociali delle famiglie più fragili. «Abbiamo bisogno di punti di riferimento a livello regionale e nazionale – aggiunge Cicero – perché ogni giorno affrontiamo questioni complesse che richiedono lucidità e capacità decisionale. A Castelbuono, ad esempio, abbiamo investito molto nell’inclusione sociale, creando opportunità di lavoro per persone vulnerabili o con dipendenze. Sono risultati che ci rendono orgogliosi e che dimostrano quanto il ruolo dei comuni sia ancora centrale».

Ma il tema è ancora più ampio. Nelle aree interne i sindaci, insieme agli assessori e ai consiglieri comunali rappresentano l’ultimo baluardo della democrazia di prossimità. Sono le istituzioni che i cittadini incontrano ogni giorno, quelle che danno, o provano a dare, risposte immediate e che mantengono vivo il rapporto tra Stato e comunità. Per questo motivo la crescente difficoltà nel trovare persone disposte a candidarsi non può essere sottovalutata. Le liste uniche che sempre più frequentemente caratterizzano le elezioni nei piccoli comuni raccontano una realtà fatta di scarso ricambio generazionale e di un impegno amministrativo sempre più gravoso a fronte di un continuo e costante “allontanamento” dalla politica. Anche il dibattito sull’aumento del numero dei mandati nei piccoli centri nasce da qui. Può esserci la pericolosa volontà di perpetuare un potere personale, ma non si può non constatare che è evidente una concreta difficoltà di trovare nuove energie disponibili ad assumersi responsabilità enormi, spesso a fronte di compensi modesti e di un’esposizione pubblica costante.

Il caso di Mario Cicero, costretto a rinunciare alla giornata inaugurale dell’Infiorata per coordinare un’emergenza sul territorio, non è dunque una curiosità di cronaca. È il simbolo di una condizione condivisa da centinaia di amministratori locali. E forse, la prossima volta che qualcuno si chiederà “Dov’è il sindaco?”, la risposta sarà più semplice di quanto sembri: probabilmente è là dove c’è bisogno di lui.

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