Ancora un blackout nel cuore del centro storico di Cefalù e tornano le proteste dei ristoratori. Qualche sera fa, via XXV Novembre è rimasta senza energia elettrica a causa dell’incendio di un cavo della rete Enel, un guasto che ha costretto numerose attività di ristorazione a interrompere il servizio nel pieno della stagione turistica. Si tratta del secondo episodio analogo in poco più di due settimane, circostanza che ha riacceso il dibattito sulla tenuta della rete elettrica che alimenta il centro storico. Secondo gli operatori del settore, il blackout ha provocato pesanti ripercussioni economiche, con cucine ferme, clienti costretti a lasciare i locali e difficoltà nella conservazione degli alimenti.
A intervenire è l’ARCH – Associazione Ristoratori Cefalù Ho.Re.Ca., che da anni sostiene la necessità di intervenire sulla pianificazione commerciale del centro storico: “La rete elettrica del centro storico – afferma l’associazione – non è stata progettata per sostenere l’attuale fabbisogno energetico. Da circa sei anni chiediamo formalmente il blocco del rilascio di nuove licenze di somministrazione nell’area tutelata dall’Unesco, per salvaguardare l’identità della città e garantire la vivibilità del centro storico”. Secondo il presidente dell’ARCH, Giuseppe Provenza, la concentrazione sempre più elevata di attività di ristorazione in un’area storica e urbanisticamente delicata rischia di mettere sotto pressione infrastrutture già datate.
L’associazione evidenzia inoltre come l’apertura di numerose attività stagionali contribuisca, a suo avviso, a un modello di sviluppo poco sostenibile, con locali operativi soltanto durante i mesi estivi e il rischio di un centro storico che, terminata la stagione turistica, perda vitalità e servizi. Per questo motivo l’ARCH rinnova la richiesta di un confronto con l’Amministrazione comunale e con i tecnici di Enel, chiedendo sia interventi per il potenziamento della rete elettrica sia una riflessione sulla programmazione delle nuove autorizzazioni commerciali: “Occorrono scelte di responsabilità – conclude l’associazione – come già avvenuto in altri centri storici italiani, per tutelare le attività esistenti, i residenti e la qualità urbana di Cefalù”. Nessuna replica da parte dell’amministrazione.




