Cicero lancia Abramo alla Regione: “La Vardera non è pronto, Schifani prigioniero del centrodestra”

Giorgio Vaiana

Cronaca - L'intervista del direttore

Cicero lancia Abramo alla Regione: “La Vardera non è pronto, Schifani prigioniero del centrodestra”
Il primo cittadino di Castelbuono racconta questo nuovo movimento politico nato per le regionali del 2027

05 Settembre 2026 - 10:41

Una candidatura alla presidenza della Regione già sul tavolo, Emiliano Abramo della Comunità di Sant’Egidio. Un movimento, Solidali, che prova a mettere insieme società civile, amministratori, professionisti e soprattutto quel mondo cattolico che da tempo sembra avere smarrito una propria casa politica. E un progetto che non guarda soltanto alle Regionali del 2027, ma punta ad avere un ruolo anche sullo scenario politico nazionale. A scoprire le carte è Mario Cicero, sindaco di Castelbuono e coordinatore regionale di Solidali. La strada indicata conduce verso il centrosinistra, o meglio verso quello che Cicero preferisce chiamare “campo progressista”, ma senza adesioni a scatola chiusa e con una convinzione: per provare a vincere in Sicilia bisogna allargare il perimetro e intercettare quel pezzo di società che oggi non si riconosce nei partiti tradizionali.

“Solidali nasce dall’idea di coinvolgere persone provenienti dalla società civile, amministratori e professionisti, aprendosi in maniera particolare al mondo cattolico. Ci siamo riusciti e proprio da lì è partita questa operazione”. L’ambizione, però, è andare oltre la testimonianza. “La Sicilia non ha bisogno dell’antimafia di professione o di gente che strilla nelle piazze. Ha bisogno di essere governata. Nei territori ci sono donne e uomini capaci di farlo, tanti sindaci hanno dimostrato che si può amministrare bene. Mi metto anche io in questa lista. Questa terra ha enormi potenzialità: servono sobrietà, coraggio e capacità di osare, senza restare bloccati dalla burocrazia e mantenendo sempre fermo il rispetto dell’etica e della morale”.

Abramo presidente: “Può intercettare un mondo che oggi non trova rappresentanza”

Ed è proprio dentro questo schema che Solidali inserisce la candidatura di Emiliano Abramo alla presidenza della Regione. Una scelta sulla quale Cicero non usa troppi giri di parole. “Noi ci crediamo e lavoreremo sulla candidatura di Emiliano Abramo. Pensiamo che possa intercettare un pezzo importante di elettorato, libero ma anche organizzato, che oggi né il Partito Democratico, né il Movimento 5 Stelle, né La Vardera e le altre forze riescono pienamente a rappresentare”. La candidatura di Abramo, per Solidali, porta con sé anche un’idea diversa del ruolo della Sicilia. Non più soltanto periferia meridionale dell’Europa, ma piattaforma politica, sociale ed economica al centro del Mediterraneo. “Nello scacchiere mediterraneo potremmo giocare un ruolo di primissimo piano. Abbiamo bisogno di un presidente che dal giorno successivo alla sua elezione lavori per una grande apertura della Sicilia verso il Mediterraneo. Senza questa prospettiva non abbiamo dove andare”.

Il campo progressista e il dialogo con Pd e Cinque Stelle

Solidali guarda dunque al centrosinistra, anche se Cicero mette subito mano al vocabolario: “Non lo chiamerei campo largo, preferisco campo progressista”. Il giudizio sulla segretaria del Pd Elly Schlein è positivo. “È stata capace di ricompattare un partito che era alla deriva e di riportare il Pd verso una più chiara identità di sinistra. Questo progetto può funzionare se non si torna a dare spazio alle operazioni politiche di Renzi e Calenda”. C’è poi il Movimento 5 Stelle. “Conte sta cercando di mantenere vivo il Movimento e sa bene che sui territori non ha più la presenza che aveva un tempo. Con i Cinque Stelle in Sicilia ci siamo già incontrati e abbiamo trovato molta disponibilità al confronto”. Solidali, insomma, vuole stare al tavolo. Ma non per aggiungere una sedia. “Chiediamo ai partiti del centrosinistra di comprendere che in passato hanno sbagliato alcune scelte. Noi non vogliamo costruire l’ennesima listicella. Vogliamo contribuire a un progetto che abbia davvero la capacità di governare”.

La Vardera? “Non è nelle condizioni di fare il presidente”

Se il dialogo con Pd e Cinque Stelle è aperto, molto più complicato appare quello con Ismaele La Vardera. E qui Cicero non ricorre alla diplomazia. “La Vardera è venuto a trovarmi e mi voleva nel suo movimento. Ho scelto di non aderire perché non condivido l’impostazione politica che ha dato al suo progetto. Ritengo che non sia nelle condizioni di fare il presidente della Regione”. Proprio oggi La Vardera riunisce ad Agrigento i suoi Stati generali. Solidali non sarà della partita. “Non ci ha invitati. Noi, invece, abbiamo invitato tutti a confrontarsi. A lui forse viene più facile sfuggire a un dibattito nel quale bisogna portare argomenti di governo”. Una stoccata che sintetizza uno dei punti sui quali Cicero insiste maggiormente: denunciare è relativamente semplice, amministrare decisamente meno. Prima o poi, spenti i megafoni, qualcuno deve pur occuparsi di bilanci, acqua, rifiuti, imprese, servizi e sviluppo.

Schifani: “Prigioniero delle liti del centrodestra”

E proprio sul governo della Regione il giudizio di Cicero nei confronti di Renato Schifani è severo, sebbene con una premessa che suona quasi come una provocazione: “Mi auguro che il centrodestra lo ricandidi”. “Schifani è stato prigioniero della logica rissosa del centrodestra siciliano. Ha dovuto continuamente mediare tra i partiti della sua coalizione e questo gli ha impedito di portare avanti riforme importanti”. Per Cicero restano soprattutto irrisolte alcune delle emergenze strutturali dell’Isola. “Non sono state affrontate adeguatamente questioni come l’acqua e i rifiuti. E non possiamo pensare che sui rifiuti la risposta siano soltanto i termovalorizzatori. Prima dobbiamo essere capaci di fare seriamente la raccolta differenziata”.

De Luca: “Bravo amministratore, ma ha sprecato sil suo 26 %”

Più articolato il giudizio su Cateno De Luca, del quale Cicero riconosce le capacità amministrative. “È un bravissimo amministratore ed è un bravo sindaco. Ma dopo quel 26 per cento ottenuto alle Regionali avrebbe dovuto fermarsi lì e costruire un’opposizione dura e credibile. Oggi, invece, politicamente sembra essere diventato quasi un candidato deboluccio”. Cicero mette in guardia anche da un altro rischio: trasformare i nuovi movimenti in approdi per politici in cerca di una nuova collocazione. “Non si può pensare di caricare dentro un progetto persone provenienti da altri partiti soltanto per riciclarle politicamente”.

Vannacci: “La gente più matura di quanto si pensi”

Poi Roberto Vannacci e il dibattito politico costruito attorno alle sue posizioni. Anche in questo caso il giudizio del coordinatore regionale di Solidali è tranchant. “Si sposta l’attenzione delle persone su aborto, omosessualità, classi separate e temi che sembrano riportarci indietro di secoli. Io non sono particolarmente preoccupato da Vannacci. Credo che alla fine possa attestarsi intorno al 3 per cento. La gente è molto più matura di quanto qualcuno voglia far credere”. Per Cicero il problema è soprattutto un altro: mentre la politica si divide su questioni identitarie e alimenta contrapposizioni, la Sicilia continua ad aspettare risposte su economia, servizi, infrastrutture e sviluppo.

Terzo settore, partite Iva e centri storici

È su questo terreno che Solidali vuole costruire la propria proposta. Tra le priorità indicate da Cicero c’è innanzitutto un investimento forte sul Terzo settore, accompagnato da politiche specifiche per partite Iva, piccoli commercianti e attività economiche. “Dobbiamo tornare nei quartieri e nei centri storici e creare le condizioni perché possano aprire nuovi negozi e nuove attività. Servono agevolazioni capaci di rimettere in moto contemporaneamente il tessuto economico e quello sociale”. Un modello che parte proprio dall’esperienza dei territori e dei Comuni. E le Madonie, assicura Cicero, saranno parte della partita. “Alcuni colleghi amministratori delle Madonie sono già con noi. Altri hanno fatto scelte diverse e sono già schierati”. Le elezioni regionali sono ancora lontane e nella politica siciliana un anno può essere un’era geologica. Coalizioni che oggi sembrano impossibili domani possono diventare inevitabili; candidati annunciati possono scomparire e avversari apparentemente inconciliabili possono scoprire improvvise affinità. Da questo punto di vista, Palazzo d’Orléans e Palazzo dei Normanni hanno regalato negli anni materiale sufficiente per diversi manuali di trasformismo politico.

Solidali, intanto, mette la prima carta sul tavolo. Ed è una carta pesante: Emiliano Abramo candidato alla presidenza della Regione. “Lavoreremo per questa candidatura e apriremo il confronto con il centrosinistra e con il centro. Ma non ci interessa partecipare per esserci. La Sicilia ha bisogno di una visione, di un progetto e di una prospettiva. Noi siamo nati perché pensiamo di poter contribuire a governarla”. La sfida, dunque, è lanciata. E questa volta, almeno nelle intenzioni di Cicero, l’obiettivo non è conquistare qualche casella nello scacchiere politico siciliano. È provare a cambiare la disposizione dei pezzi.

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