Piano paesaggistico sulle Madonie, Librizzi: “Così si mette una pietra tombale sulle aree interne”

Redazione

Cronaca - Il punto di vista

Piano paesaggistico sulle Madonie, Librizzi: “Così si mette una pietra tombale sulle aree interne”
L'onorevole Geraci: "I piani vanno ritirati immediatamente"!

09 Settembre 2026 - 14:23

Il tavolo tecnico aperto dalla Regione è un primo segnale positivo, ma per il sindaco di Polizzi Generosa Gandolfo Librizzi il problema resta a monte: il nuovo Piano paesaggistico della provincia di Palermo, così come è stato concepito, rischia di mettere una vera e propria “pietra tombale” sulle possibilità di sviluppo delle Madonie e delle aree interne. All’indomani dell’incontro a Palazzo d’Orléans tra il presidente della Regione Renato Schifani e una folta delegazione di amministratori locali, si alza ulteriormente il livello dello scontro sul nuovo strumento di pianificazione adottato dall’assessorato regionale dei Beni culturali. Un confronto dal quale è scaturita la decisione di istituire un tavolo tecnico tra Regione e Comuni per verificare la presenza di eventuali misure eccessivamente restrittive. Il gruppo di lavoro si insedierà venerdì nella sede dell’assessorato regionale dei Beni culturali.

“Il presidente Schifani ha mostrato disponibilità al dialogo e questo è certamente positivo – spiega Librizzi – Adesso, però, bisogna entrare nel merito delle singole situazioni. Ho cominciato a studiare le carte e quello che emerge è una pianificazione che, in molti casi, sembra non tenere conto delle specificità del territorio“. Il sindaco porta alcuni esempi che riguardano direttamente Polizzi Generosa. Uno dei più significativi è quello di contrada Campo, dove insiste un’area artigianale realizzata con un importante investimento pubblico risalente alla fine degli anni Settanta e dove sono presenti degli opifici. Il nuovo Piano, secondo quanto rilevato dall’amministrazione comunale, sottoporrebbe anche quest’area a vincoli che rischiano di limitarne fortemente le possibilità di utilizzo e sviluppo. “Non si può pianificare un territorio senza guardare quello che realmente esiste – sottolinea Librizzi – Abbiamo un’area nata e finanziata per ospitare attività produttive e oggi rischiamo di ritrovarcela sostanzialmente ricondotta a una destinazione incompatibile con la sua funzione. È la dimostrazione di cosa può accadere quando la pianificazione viene fatta a tavolino”.

Altro caso indicato dal primo cittadino è quello dell’ex cava di Portella Colla, per la quale eventuali interventi potrebbero essere limitati al solo recupero naturalistico. Una previsione che, secondo Librizzi, rischia di vanificare altre ipotesi di recupero e valorizzazione, anche in presenza di progettualità che in passato hanno ottenuto il via libera degli organismi competenti. La questione, però, va ben oltre i singoli casi. Secondo il sindaco, sottoporre indiscriminatamente vaste porzioni delle Madonie a livelli di tutela particolarmente stringenti significa ridurre drasticamente gli spazi a disposizione dei Comuni per programmare il proprio futuro. “Le aree interne sono territori già fortemente tutelati – aggiunge Librizzi – Nessuno mette in discussione la necessità di proteggere il paesaggio e l’ambiente. Ma tutelare non può significare impedire qualsiasi trasformazione. Se non possiamo fare varianti, sviluppare un’area artigianale, recuperare spazi o consentire investimenti compatibili con l’ambiente, il messaggio che diamo a chi vive qui è quello di andare via”.

Una posizione che trova una sponda politica nel capogruppo della Lega all’Assemblea regionale siciliana, Salvo Geraci, che chiede di andare oltre il tavolo tecnico e propone il ritiro dei Piani paesaggistici provinciali. “I Piani paesaggistici delle aree provinciali della Sicilia vanno ritirati e bisogna riaprire immediatamente un confronto serio e concreto con i sindaci dei Comuni interessati – afferma Geraci –. La tutela del paesaggio è un valore irrinunciabile, ma non può essere perseguita ignorando le esigenze delle comunità locali”. Per Geraci non sarebbe dunque sufficiente correggere le singole criticità dopo l’adozione dello strumento. “Se numerosi amministratori locali chiedono di essere ascoltati e segnalano possibili ricadute sui propri territori – prosegue il capogruppo della Lega – la politica ha il dovere di fermarsi, ascoltare e correggere il percorso”. Una posizione che coincide con una delle principali contestazioni sollevate dai sindaci durante l’incontro di ieri: l’estensione dei diversi livelli di tutela e le possibili conseguenze sullo sviluppo economico e sociale. Schifani, al termine della riunione, aveva accolto le preoccupazioni degli amministratori, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra l’imposizione dei vincoli e le esigenze delle comunità locali, mantenendo fermo il principio della tutela del territorio.

Per Polizzi Generosa la battaglia si sposterà adesso sul piano tecnico. L’amministrazione comunale porterà al tavolo regionale le criticità individuate e intende coinvolgere anche il Consiglio comunale e la cittadinanza per elaborare osservazioni puntuali al Piano. “Le pianificazioni hanno senso quando tengono conto delle specificità – conclude Librizzi –. Non si può mettere tutto indistintamente sotto tutela. Difendere il paesaggio significa anche consentire alle comunità che lo hanno custodito per secoli di continuare a viverci. Altrimenti, sulle aree interne, rischiamo davvero di mettere una pietra tombale”.

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