La Regione fa marcia indietro sul Piano paesaggistico della provincia di Palermo. L’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, ha annunciato il ritiro dell’attuale proposta per consentire ulteriori approfondimenti e aprire una nuova fase di confronto con i sindaci e le comunità locali. Una decisione che arriva dopo settimane di proteste e prese di posizione da parte degli amministratori del Palermitano e, in particolare, di numerosi Comuni delle Madonie. Il Piano era stato adottato con decreto assessoriale del 10 giugno scorso e interessava gli ambiti regionali 3, 4, 5, 6, 7, 8, 10 e 12 ricadenti nella provincia di Palermo. Dalla sua adozione erano scattate le misure di salvaguardia previste dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Alla base del ritiro la volontà di concedere ai territori tempi e spazi adeguati per rappresentare le proprie istanze e arrivare a uno strumento frutto di una maggiore condivisione istituzionale. La decisione arriva al termine di giorni particolarmente intensi. Il Piano aveva suscitato contestazioni anche all’interno della maggioranza regionale e numerose opposizioni da parte dei territori. Per oggi il presidente della Regione Renato Schifani aveva convocato un vertice a Palazzo d’Orléans, poi annullato dopo la decisione di Scarpinato. “Apprezzo la decisione dell’assessore Scarpinato, che va nella direzione auspicata da tempo da Palazzo d’Orléans – ha dichiarato il presidente della Regione siciliana Renato Schifani –. Il piano paesaggistico deve nascere dal confronto con i sindaci e le comunità locali, tenendo insieme la tutela del territorio e le esigenze di chi lo vive”. Il governatore ha quindi annunciato l’annullamento della riunione prevista per questo pomeriggio.
Soddisfazione arriva anche dal capogruppo della Lega all’Ars, Salvo Geraci, che nelle scorse settimane aveva chiesto il ritiro dei Piani paesaggistici e un nuovo confronto con i sindaci. “Bene ha fatto l’assessorato regionale ai Beni culturali a ritirare il Piano paesaggistico della provincia di Palermo e a riaprire il confronto con i Comuni e con i territori. La tutela del paesaggio è fondamentale, ma non può trasformarsi in immobilismo e impedire lo sviluppo economico”, afferma Geraci. Il capogruppo della Lega richiama in particolare le prospettive economiche della provincia, ricordando le conseguenze della chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e sostenendo la necessità di evitare vincoli che possano frenare investimenti e occupazione. Geraci individua inoltre nel turismo una delle opportunità di sviluppo del territorio e chiede adesso un nuovo Piano costruito insieme a sindaci, categorie produttive e cittadini.
Il ritiro assume particolare rilevanza nelle Madonie, dove nelle ultime settimane diversi amministratori avevano manifestato forti perplessità sulle previsioni contenute nel Piano e sulle possibili conseguenze per lo sviluppo dei Comuni. A esprimere soddisfazione è Luigi Iuppa, presidente dell’Unione dei Comuni delle Madonie: “Accogliamo con grande favore la decisione di ritirare il Piano paesaggistico. Ringrazio, a nome dei sindaci, il presidente Schifani e l’assessore Scarpinato, per la sensibilità mostrata. È una scelta che consente di riaprire un confronto che riteniamo indispensabile. La tutela del nostro straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico è un obiettivo che tutti condividiamo, ma proprio per questo uno strumento così importante deve essere costruito attraverso l’interlocuzione e il contributo di tutti: Regione, Comuni, amministratori, tecnici, categorie produttive e comunità locali. Adesso auspichiamo che si apra una fase nuova, nella quale i territori possano essere ascoltati sin dall’inizio e possano contribuire concretamente alla definizione delle scelte. Le Madonie hanno bisogno di tutela, ma anche di strumenti capaci di accompagnare uno sviluppo sostenibile e rispettoso delle caratteristiche dei nostri Comuni. Il nuovo Piano dovrà nascere dal dialogo e dalla condivisione, evitando quelle criticità che abbiamo evidenziato nelle scorse settimane”.
Tra le amministrazioni che avevano scelto la strada giudiziaria c’è Cefalù. Il sindaco Daniele Tumminello ricorda che il Comune aveva già presentato ricorso al Tar, con istanza di sospensiva, per tutelare il nuovo Piano regolatore generale della città, approvato appena un anno fa. Secondo l’amministrazione cefaludese, le prescrizioni contenute nel Piano paesaggistico avrebbero inciso pesantemente sul nuovo strumento urbanistico, vanificando alcune delle scelte pianificatorie adottate dopo un lungo iter. “Un’azione forte, decisa, lineare e coerente, quella che abbiamo scelto di percorrere – afferma Tumminello riferendosi al ricorso – ma assolutamente necessaria e importante per porre la questione alla massima attenzione ed evidenziare in termini di fatto e di diritto le ragioni del Comune di Cefalù”. L’amministrazione sottolinea come il nuovo Prg sia stato elaborato tenendo già conto della sostenibilità, del consumo di suolo e della tutela paesaggistica, prevedendo contemporaneamente strumenti per consentire una crescita ordinata della città.
Adesso, dopo il ritiro annunciato dall’assessore Scarpinato, Cefalù auspica l’apertura di una nuova fase: “Nella consapevolezza di aver agito con prudenza e decisione a difesa del nuovo Prg, dopo il ritiro in autotutela annunciato dall’assessore Scarpinato auspichiamo che si possa procedere alla definizione del nuovo Piano paesaggistico facendo venir meno le criticità evidenziate, non solo dal Comune di Cefalù, ma anche da più voci del territorio”. Il ritiro, dunque, non chiude la partita. Apre piuttosto una nuova fase nella quale Regione, amministrazioni comunali e categorie interessate saranno chiamate a confrontarsi per arrivare a un nuovo strumento di pianificazione capace di coniugare la tutela del patrimonio paesaggistico con le esigenze urbanistiche, sociali ed economiche dei territori.




