Madonie, paesi sempre più piccoli e servizi sempre più scarsi: l’allarme di Anci Sicilia

Redazione

Cronaca - L'incontro

Madonie, paesi sempre più piccoli e servizi sempre più scarsi: l’allarme di Anci Sicilia
L'associazione dei Comuni chiede ai governi regionale e nazionale un cambio di strategia: non limitarsi a contrastare il declino dei paesi, ma investire sul loro ripopolamento

20 Ottobre 2026 - 14:47

Duecentodieci comuni siciliani hanno meno di cinquemila abitanti. Una realtà che rappresenta una parte fondamentale del patrimonio sociale, culturale e territoriale dell’Isola, ma che deve fare i conti con spopolamento, carenza di servizi, difficoltà finanziarie e organici comunali sempre più ridotti. È il quadro emerso dall’incontro promosso da Anci Sicilia nella sala Pio La Torre dell’Assemblea regionale siciliana, a Palermo, al quale hanno partecipato sindaci, amministratori locali ed esperti per discutere del futuro dei piccoli centri. L’associazione dei Comuni chiede ai governi regionale e nazionale un cambio di strategia: non limitarsi a contrastare il declino dei paesi, ma investire sul loro ripopolamento e sulla capacità di garantire servizi essenziali ai cittadini. Una questione che interessa direttamente anche le Madonie, dove numerosi centri condividono le difficoltà denunciate dall’associazione.

Come si può chiedere a una famiglia di restare se mancano i servizi?

A lanciare l’allarme è stato il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, che ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze della progressiva riduzione dei servizi nei piccoli centri. “Dobbiamo smetterla di lottare semplicemente per difendere l’esistente e iniziare a strutturare un vero piano strategico per il ripopolamento – ha dichiarato – Come si può chiedere a una famiglia di restare o di trasferirsi in un piccolo Comune se mancano i servizi sanitari, se la pubblica istruzione è a rischio, se chiudono gli uffici postali e gli sportelli bancari”?

Secondo Amenta, denatalità, migrazioni e carenza di infrastrutture essenziali stanno progressivamente marginalizzando realtà che un tempo rappresentavano importanti punti di riferimento per le comunità. Il rischio è quello di innescare un circolo vizioso: meno abitanti significano meno servizi e la scomparsa dei servizi rende ancora più difficile convincere le famiglie a rimanere.

La proposta: Unioni di Comuni per condividere uffici e servizi

Tra le soluzioni avanzate da Anci Sicilia c’è il rafforzamento delle Unioni di Comuni, per superare l’isolamento amministrativo dei centri più piccoli, soprattutto quelli con popolazioni comprese tra 500 e 1.500 abitanti. L’obiettivo non è procedere necessariamente a fusioni tra municipi, ma costruire forme di collaborazione stabili che consentano di gestire insieme uffici tecnici, servizi amministrativi, asili nido, scuole e trasporti. Un modello che, secondo l’associazione, potrebbe migliorare l’efficienza dei servizi e ridurre le difficoltà organizzative degli enti locali. La proposta assume particolare rilievo nei territori montani e nelle aree interne, dove le distanze, la dispersione della popolazione e la scarsità di risorse rendono spesso difficile garantire autonomamente tutti i servizi.

Comuni senza personale, Anci chiede regole più semplici

Un altro problema riguarda la carenza di dipendenti negli enti locali. Il segretario generale di Anci Sicilia, Mario Emanuele Alvano, ha denunciato le difficoltà determinate da una normativa considerata troppo rigida rispetto alle esigenze dei piccoli municipi. “Non è tollerabile restare ancorati a un sistema burocratico rigido che impedisce di assumere persino quelle pochissime figure professionali necessarie a erogare i servizi minimi – ha affermato – Non possiamo lasciare i nostri sindaci a mani nude, privati degli strumenti per dare risposte ai cittadini”. Alvano ha quindi sollecitato interventi specifici per la gestione del personale, la semplificazione delle procedure e il mantenimento dei presidi istituzionali, culturali, sociali ed economici. La situazione è resa ancora più complessa dalle difficoltà di bilancio di numerosi enti, tra dissesti finanziari e piani di riequilibrio.

Il manifesto nazionale: opere pubbliche, assunzioni e aiuti ai bilanci

Le difficoltà dei piccoli Comuni siciliani si inseriscono in un quadro nazionale. Come ricordato da Alessandro Santoni, coordinatore nazionale della Consulta piccoli Comuni di Anci, queste realtà rappresentano circa il 70 per cento dei municipi italiani. Attraverso l’agenda nazionale “Controesodo”, Anci propone una strategia comune per contrastare lo spopolamento e rafforzare i servizi locali. Tra le principali richieste figurano lo sblocco dei contributi per le piccole e medie opere, soprattutto contro il dissesto idrogeologico e l’isolamento; la stabilizzazione dei lavoratori del Pnrr; deroghe per assumere tecnici e assistenti sociali; una maggiore disponibilità di segretari comunali; sostegni ai bilanci in difficoltà e procedure burocratiche più semplici. A queste misure si affiancano politiche abitative e interventi di rigenerazione dei centri abitati, considerati necessari per favorire il ritorno di residenti e l’insediamento di nuove famiglie.

Una sfida che riguarda anche le Madonie

Per i piccoli centri delle Madonie, il confronto avviato da Anci Sicilia tocca questioni decisive: la possibilità di mantenere scuole e servizi sanitari, garantire collegamenti e trasporti, disporre di personale tecnico e amministrativo sufficiente e creare condizioni favorevoli per chi vuole continuare a vivere e lavorare nei paesi. L’associazione chiede che queste realtà non vengano più considerate marginali nelle politiche pubbliche, ma diventino parte centrale di una strategia di sviluppo territoriale.

All’incontro sono intervenuti anche Maurizio Zingales, sindaco di Mirto e presidente del coordinamento dei piccoli Comuni di Anci Sicilia, Antonio Rini, assessore alla Cultura del Comune di Palermo, e Francesca Garigliano, assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica. Uno dei panel è stato moderato da Francesco Fragale, segretario generale della Città metropolitana di Palermo.

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