Di proroga in proroga il punto nascite di Petralia Sottana è riuscito ad attraversare indenne questo turbolento 2015. Al momento l’unica certezza è che fino al 31 dicembre le partorienti delle alte Madonie potranno, se lo vorranno, evitare estenuanti e dispendiose trasferte per dare alla luce i loro figli.
Se lo vorranno! E bene ribadirlo perché ieri, all’incontro convocato dal coordinamento dei sindaci del distretto sanitario di Petralia Sottana, aperto a tutta la cittadinanza madonita, c’era una sola partoriente. Mentre i dati che abbiamo a disposizione mostrano una certa tendenza a trasferire i pancioni negli ospedali di città al momento del parto.
A dirla tutta mancavano anche il 99% dei dipendenti dell’Ospedale, per non parlare dei medici di base, di cui non si è percepita neanche l’ombra. Come se “l’affare” dell’ospedale fosse una fastidiosa rogna da delegare ai politici.
Che ne sarà del futuro è ancora presto per dirlo. Di certo è in corso un estenuante braccio di ferro fra l’assessorato regionale alla sanità che, prima con Lucia Borsellino e ora con Baldo Gucciardi, è del parere di mantenere in funzione il reparto di ginecologia e ostetricia di “Madonna dell’Alto” e il ministro Lorenzin che di deroga pare non ne voglia proprio sapere.
Dall’incontro di ieri è emersa la preoccupazione dei sindaci, in particolare Inguaggiato (Petralia Sottana) e Alvise Stracci (Alimena) hanno confermato le fortissime resistenze che provengono da Roma. D’altro canto però tutti e 5 i sindaci madoniti presenti (C’erano anche Pietro Macaluso, Giuseppe Lo Verde e Giuseppe Ferrarello) hanno mostrato un cauto ottimismo derivante dalla individuazione delle Madonie come area prototipale per la SNAI (Strategia Nazionale Aree Interne).
La nuova strategia messa a punto dal governo nazionale per rilanciare le aree interne parte propri dalle 3 S del futuro: scuola, strade, sanità.
Che senso avrebbe, si chiedono in sostanza i sindaci, la scelta del governo di “premiare” il comprensorio madonita, scegliendolo come area prototipale se poi lo stesso governo intende ridimensionare l’ospedale di riferimento?
La cronaca ad oggi ci consegna una sorta di gigante dai piedi di argilla. Ospedali come il nostro in Sicilia ce ne sono pochi, pochissimi! In quanto a strutture e dotazioni farebbe invidia a molti nosocomi del nord Italia, ma c’è una drammatica carenza di personale alla quale si affianca la fredda legge dei numeri, imposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che impone la chiusura dei punti nascita che non raggiugono la quota di 1.000 parti all’anno. L’Italia, opportunamente, ha apportato una deroga a tale soglia, riducendola a 500, ma siamo ancora lontani. Dal 1 settembre 2014 al 31 agosto 2015 nel ospedale di Petralia Sottana sono stati effettuati solo 102 parti.
Numeri drammatici che hanno a che fare con il progressivo spopolamento della nostra area e con quella tendenza alla “migrazione” delle partorienti dietro la quale prolifera un malcelato, e poco edificante, business della natalità.
Quindi, se il punto nascite deve rimanere attivo non c’è altra via che la deroga. Ma, è bene dirlo a chiare lettere, ha un senso “derogare” sui numeri, non sulla sicurezza! Per questo la battaglia per il punto nascita non può essere scollegata dalla battaglia per l’intero ospedale, per la cardiologia, l’ortopedia, la medicina di emergenza, la rianimazione, la riabilitazione e la lungodegenza, importantissima considerato che il 26% della popolazione dei 9 comuni del distretto sanitario è ultra 65enne.
Insomma, se il punto nascita deve essere una concessione “politica” allora meglio che la deroga non arrivi, un po’ perché sarebbe scritta sulla sabbia, ma soprattutto perché di drammatiche storie di mamme e bambini ci siamo occupati solo pochi giorni fa e davvero non vorremo ritornarci. Se invece, come auspichiamo, la permanenza del reparto di ginecologia ed ostetrica sarà incanalata in una più ampia strategia di riqualificazione delle aree interne, e quindi dell’intero nosocomio petralese, allora ben vengano le deroghe.
Un primo segnale lo si potrebbe avere direttamente dai vertici della ASP 6, il Direttore Generale Antonio Candela, in una recente visita all’ospedale Madonna dell’Alto ha promesso un incremento della dotazione del personale di oltre 50 unità. Sarà bene fare l’impossibile per ricordarglielo in considerazione del fatto che entro la fine di novembre ci saranno i nuovi concorsi: 1.300 nuovi posti di lavoro in tutta la Sicilia, di questi 739 posti solo per l’ASP 6.
Ciò che non possiamo pretendere è che il tutto avvenga mentre la cittadinanza madonita sta alla finestra.
Solo pochi mesi fa nella vicina Cefalù a migliaia si sono riversati in strada in un lunghissimo e significativo corteo in difesa del “loro” ospedale. Una nutrita delegazione poi è partita per Roma, per far sentire la protesta fin sotto la finestra del ministro. Alla fine la deroga è stata firmata, con l’artificio del crollo del pilone sulla A19, ma è stata firmata.
Da queste parti non si avverte ancora nessun tipo di mobilitazione sociale. Il sindaco Inguaggiato ha esortato tutti i presenti all’assemblea di ieri pomeriggio a costituire un comitato civico di protesta, sindacati, associazioni, aziende e privati cittadini che dovrebbero organizzare la protesta e mantenere alto, da qui al 31 di dicembre, il livello di allerta. “Palummi muti un si nni sirvunu” dicevano i nostri nonni, ed avevano ragione.




