Tentò violenza sessuale su due minori, in galera un educatore di Lascari

Redazione

Cronaca - Castelbuono

Tentò violenza sessuale su due minori, in galera un educatore di Lascari
Condanna definitiva a tre anni di carcere, più il risarcimento economico ai familiari dei minori

Tentò violenza sessuale su due minori, in galera un educatore di Lascari

22 Agosto 2019 - 17:07

Condanna definitiva a tre anni di reclusione per G.A., il 47enne di Lascari che, nell’agosto del 2016, approfittando di un campo scuola estivo all’Eremo di Liccia, nel territorio di Castelbuono, aveva tentato una violenza sessualmente di due sedicenni ospiti dell’associazione di volontariato che organizzava il campeggio. L’uomo, che attualmente risulta indagato in un altro procedimento penale per fatti analoghi, dovrà scontare la pena presso la casa circondariale «Antonino Burrafato» di Termini Imerese.

Ad avviare il procedimento per la tentata violenza sessuale la denuncia dei familiari dei due ragazzini che, dopo aver ascoltato increduli la storia dalla loro viva voce, hanno deciso di accompagnarli alla Caserma dei Carabinieri di Castelbuono, da dove immediatamente sono partite le indagini.  Secondo le ricostruzioni l’uomo aveva prima tentato di palpeggiare i due ragazzi e dopo, contro la loro volontà, li aveva condotti in bagno per costringerli ad avere un rapporto orale, per fortuna no consumato perché le due vittime erano riuscite a mettersi in fuga.

Secondo quanto ricostruito dal Giornale di Sicilia “Risultò determinante il sopralluogo effettuato sul posto della triste vicenda. Il maresciallo maggiore Ernesto Nese si recò all’Eremo e con l’ausilio di una telecamera riprese i luoghi indicati dalle vittime. Un accertamento che diede ai carabinieri molti riscontri. Al processo di primo grado, svolto con il rito abbreviato davanti al gup Michele Guarnotta, l’uomo era stato condannato a quattro anni di reclusione per tentata violenza sessuale oltre al risarcimento danni alle parti civili. Sentenza confermata dalla terza sezione della Corte d’appello di Palermo, che però aveva ridotto di un anno la pena che adesso diventa definitiva con la pronuncia della Suprema Corte.

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