Dalle presunte manipolazioni esercitate sui componenti di una famiglia alle ingenti somme di denaro raccolte tra i fedeli, fino alla diffusione non autorizzata di immagini intime. Si allarga il quadro delle accuse contestate a Giambattista Scozzaro, l’ex religioso conosciuto dai suoi seguaci come padre Giulio Maria, che dovrà affrontare un processo davanti al Tribunale di Termini Imerese. L’uomo è chiamato a rispondere, a vario titolo, di maltrattamenti, truffa, calunnia, minacce, diffamazione e diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. Le contestazioni dovranno essere verificate nel corso del dibattimento e, come previsto dall’ordinamento, l’imputato deve essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.
La vicenda era emersa nel febbraio del 2024 con l’operazione denominata “Apocalypse Now”. Al centro dell’indagine della Procura di Termini Imerese era finito il rapporto tra Scozzaro e un medico palermitano, diventato uno dei suoi collaboratori più vicini e suo “figlio spirituale”. Secondo l’ipotesi investigativa, l’ex frate avrebbe progressivamente assunto una forte influenza sull’uomo e sui suoi familiari, intervenendo anche nella difficile separazione tra il professionista e la moglie. Gli investigatori ritengono che alcuni dei figli della coppia siano stati spinti a considerare la madre e le sorelle come persone dominate da presunte presenze demoniache. Attraverso racconti di possessioni, riti religiosi e annunci di una imminente fine del mondo, sarebbe stato creato un clima di paura capace di compromettere i rapporti familiari. La donna e alcune delle figlie si sarebbero infine allontanate da Collesano, mentre gli altri figli sarebbero rimasti con il padre.
Una parte importante dell’inchiesta riguarda il flusso di denaro confluito nei conti dell’associazione “Gesù e Maria”, riconducibile alla comunità guidata dall’ex religioso. Dagli accertamenti bancari sarebbe emerso che, tra il 2017 e il 2023, sui conti gestiti da Scozzaro sarebbero transitati più di 500 mila euro provenienti prevalentemente dalle offerte dei seguaci. Circa 200 mila euro sarebbero stati versati dal medico coinvolto nella vicenda. Le donazioni avrebbero contribuito a mettere in difficoltà economica la sua famiglia, nonostante entrambi i coniugi disponessero di redditi professionali. Per sostenere le spese sarebbero stati accesi diversi finanziamenti, mentre parte delle somme sarebbe stata utilizzata per acquistare beni, tra cui un camper e un container.
Il denaro, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe servito anche alla realizzazione e al mantenimento di “Casa Mariana”, una struttura di culto ricavata nella proprietà di Scozzaro a Collesano. Quel luogo veniva presentato come un possibile rifugio per i fedeli in vista di guerre, carestie, catastrofi e di una presunta imminente apocalisse. L’ex frate, dimesso dall’ordine dei Francescani dell’Immacolata, avrebbe costruito attorno a sé una comunità particolarmente chiusa, fondata sulla propria autorità spirituale. Chi metteva in discussione le sue indicazioni o si opponeva alle richieste economiche rischiava, secondo gli inquirenti, di essere indicato come una presenza negativa o come un ostacolo al percorso religioso degli altri componenti del gruppo.
A ricostruire il clima vissuto all’interno della comunità hanno contribuito intercettazioni, conversazioni telefoniche, messaggi e registrazioni. In alcuni audio, acquisiti dagli investigatori, Scozzaro avrebbe raccontato presunti dialoghi con il demonio avvenuti durante riti di esorcismo. Narrazioni che avrebbero alimentato nei seguaci, compresi alcuni minorenni, il timore di essere esposti all’azione di forze maligne o di non sopravvivere agli eventi catastrofici annunciati. Dalle indagini sarebbe emerso anche un rapporto con Gisella Cardia, la presunta veggente di Trevignano Romano. Le conversazioni acquisite dagli investigatori mostrerebbero uno scambio di opinioni su apparizioni, profezie, guerre, carestie e donazioni. Cardia, tuttavia, non risulta coinvolta nelle contestazioni relative ai fatti avvenuti a Collesano.
Il nuovo procedimento comprende inoltre accuse ulteriori rispetto al nucleo originario dell’inchiesta. Tra queste figura la presunta diffusione senza consenso di materiale intimo, oltre a episodi di calunnia, minaccia e diffamazione. Sarà il processo a stabilire se le condotte contestate siano effettivamente avvenute e quali siano state le responsabilità dei singoli imputati. La vicenda approda così nella fase dibattimentale, dove accusa e difesa potranno confrontarsi sulle testimonianze, sui documenti bancari, sulle registrazioni e su tutti gli altri elementi raccolti durante le indagini. Al centro del procedimento rimane il presunto sistema di condizionamento psicologico e religioso che, secondo la Procura, avrebbe prodotto conseguenze profonde sulla vita di una famiglia e sui rapporti tra i suoi componenti.




