Il Consiglio del Parco delle Madonie ha approvato all’unanimità la richiesta al presidente della Regione Siciliana di riconoscere lo stato di emergenza per la presenza di daini e cinghiali e di destinare risorse straordinarie agli interventi di contenimento. La decisione è arrivata al termine di un’adunanza aperta dedicata alle conseguenze della crescente presenza di fauna selvatica sul territorio, con particolare riferimento ai danni agli ecosistemi, all’agricoltura, alla sicurezza e agli aspetti sanitari.
Alla seduta hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni di Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Geraci Siculo, Cefalù, Castelbuono, Isnello, Collesano, San Mauro Castelverde, Castellana Sicula, Petralia Soprana, Pollina e Caltavuturo. Per la Città Metropolitana di Palermo era presente, su delega, il sindaco di Gangi e presidente del Parco, Giuseppe Ferrarello. Presenti anche rappresentanti del Corpo Forestale, del Dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale, dell’Asp di Palermo e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia.
Tra i temi affrontati, quello dell’aumento del numero dei selecontrollori, attualmente 224. Secondo quanto riferito durante la seduta, il potenziale bacino di personale utilizzabile, compresi gli operatori Prio, potrebbe arrivare a circa 800 unità. Il presidente Ferrarello ha ricordato che l’Ente Parco ha già avviato il rinnovo del Piano Daini e ottenuto risorse dall’assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente per gli indennizzi relativi ai danni causati dalla fauna dal 2020 e per il rimborso delle spese sostenute per i proiettili atossici.
Uno dei problemi principali resta la gestione degli animali dopo l’abbattimento. È stata evidenziata la necessità di uniformare procedure e formazione per eviscerazione, campionamento sanitario, trasporto refrigerato, conferimento e macellazione, con l’obiettivo di costruire una filiera controllata e tracciabile. In questo quadro è stato indicato come punto di riferimento il macello di Gangi, autorizzato al trattamento della selvaggina e dotato di strutture frigorifere. L’Ente Parco ha inoltre acquisito il relativo codice Ateco.
Tra le ipotesi di utilizzo delle carcasse figura anche la possibilità, previa autorizzazione dell’Asp, di lasciarle sul posto per l’alimentazione degli avvoltoi. Parte della carne può inoltre essere destinata all’autoconsumo o alla beneficenza. Per la carne di daino è già attiva una convenzione con la Missione Speranza e Carità di Biagio Conte.
Sul fronte ambientale sono stati segnalati danni all’Abies nebrodensis, alle aree sperimentali e ad alcune specie floristiche di interesse, tra cui l’astragalo. Nei boschi termofili l’attività dei suidi interessa invece la lettiera e gli strati superficiali del terreno, con conseguenze sulla rinnovazione della vegetazione. Nelle zone C del Parco sono stati inoltre rilevati danni a coltivazioni, terrazzamenti e muretti, mentre nelle basse Madonie daini e cinghiali si spingono sempre più vicino ai centri abitati. Durante la seduta è stato richiamato anche il tema della sicurezza stradale e urbana.
È emersa inoltre la necessità di aggiornare i piani di gestione della fauna, elaborati circa dieci anni fa, alla luce dell’attuale distribuzione degli animali. Tra le possibili modalità di intervento sono state indicate anche le catture mediante grandi recinti. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia ha dato disponibilità a collaborare alla formazione degli operatori e alla definizione della filiera, oltre che alla possibile individuazione di centri di raccolta. È stata inoltre sottolineata l’importanza della digitalizzazione dei dati per garantire tracciabilità e monitoraggio.
Al termine del confronto, il Consiglio del Parco ha approvato la proposta avanzata dal presidente Ferrarello e dal rappresentante del Comune di Polizzi Generosa, Antonio Gaetano Bellavia, chiedendo alla Regione il riconoscimento dello stato di emergenza e lo stanziamento di risorse straordinarie per il controllo della fauna, l’aggiornamento dei piani di gestione e il potenziamento delle strutture. “La situazione nelle Madonie è diventata troppo seria per essere affrontata con strumenti ordinari – ha dichiarato Ferrarello –. Occorrono maggiori risorse”.




