Daini e cinghiali, il presidente del Parco: “Sulle Madonie servono misure straordinarie, la biodiversità è a rischio”

Giorgio Vaiana

Cronaca - L'intervista

Daini e cinghiali, il presidente del Parco: “Sulle Madonie servono misure straordinarie, la biodiversità è a rischio”
Chiesto alla Regione siciliana lo stato di emergenza

21 Settembre 2026 - 12:25

C’è un’emergenza daini e cinghiali (o, per meglio dire, suidi) nel Parco delle Madonie? Non c’è dubbio. Ci sono soluzioni definitive per risolverla? In questo momento no. Ma è tutto fermo? Assolutamente no.

In estrema sintesi, ecco chiarite le tre questioni fondamentali che riguardano le popolazioni di daini e suidi che, in questi anni, hanno letteralmente invaso il territorio del Parco delle Madonie, creando gravissimi danni ad agricoltori e allevatori, ma soprattutto mettendo a rischio la delicata biodiversità del Parco stesso. In questi giorni stanno circolando tantissime foto che mostrano decine e decine di daini sparsi all’interno dell’area del Parco. Tantissimi. Anzi, troppi.

Ne abbiamo parlato con il presidente del Parco, Giuseppe Ferrarello. “Quando mi sono insediato, nel dicembre dello scorso anno, una delle prime emergenze che ho dovuto affrontare è stata quella legata alla presenza eccessiva di daini e cinghiali nel territorio del Parco – spiega il presidente – Il piano di gestione e abbattimento di queste specie era scaduto e, di conseguenza, non era possibile procedere con gli interventi di contenimento. Siamo riusciti a ottenere l’approvazione del nuovo piano entro il 31 dicembre, sbloccando così una situazione che impediva qualsiasi attività di abbattimento”. La questione, poi, si è spostata sui selecontrollori, ossia i volontari incaricati dal Parco di effettuare gli abbattimenti: “Erano in numero insufficiente per poter gestire gli abbattimenti – dice Ferrarello – Ne avevamo a disposizione soltanto un centinaio, un numero che ritenevo assolutamente inadeguato rispetto alla vastità del territorio e alla dimensione dell’emergenza. Era già stato predisposto un bando per reclutare nuovi selecontrollori, ma le procedure burocratiche erano ferme. Siamo riusciti a sbloccare l’avviso, a organizzare i corsi di formazione e a completare le selezioni. Oggi il numero dei selecontrollori è più che raddoppiato. Si tratta di persone del territorio, che conoscono bene le Madonie e hanno un interesse diretto alla tutela dell’ambiente e delle attività agricole locali”.

Grazie all’approvazione del piano e all’incremento del numero dei selecontrollori, sono state intensificate le attività di contenimento della fauna selvatica: “Abbiamo avviato battute di selecontrollo con una frequenza media di circa cinque interventi alla settimana, arrivando in alcuni casi a effettuare anche più battute nella stessa giornata”, spiega il presidente. Un altro aspetto importante delle attività di abbattimento riguarda lo smaltimento delle carcasse degli animali abbattuti: “In alcune zone particolarmente impervie del Parco, dove il recupero risulta difficoltoso, le carcasse vengono lasciate sul posto, entrando nel ciclo naturale e diventando una fonte di alimentazione per specie necrofaghe come il capovaccaio e il grifone – spiega Ferrarello – negli altri casi, le carcasse vengono recuperate dai selecontrollori e avviate alle diverse destinazioni previste”. Alcune restano ai selecontrollori, ma solo dopo aver superato i controlli obbligatori dell’Asp. Altre, sempre dopo aver superato i controlli, vengono donate alle associazioni.

E c’è un’importante novità: “Abbiamo completato l’iter necessario per consentire la commercializzazione delle carni degli animali abbattuti – spiega Ferrarello – Stiamo discutendo con potenziali partner per avviare una vera e propria filiera delle carni di daino e cinghiale, con l’obiettivo di trasformare quella che oggi rappresenta un’emergenza in una risorsa economica per il territorio. L’idea è quella di valorizzare questi prodotti attraverso un marchio del Parco delle Madonie. Disponiamo già di strutture autorizzate per il deposito delle carni a Castelbuono e Petralia Sottana. Stiamo lavorando per potenziare ulteriormente questo settore e creare le condizioni per una filiera organizzata, capace di generare nuove opportunità economiche”.

La questione più importante, però, rimane quella dei danni che daini e cinghiali provocano all’interno del Parco: “E non sto parlando solo di danni ad agricoltori e allevatori, ma anche e soprattutto di danni alla biodiversità“. Il primo punto riguarda proprio chi, all’interno del Parco, ha deciso di investire nelle proprie attività: “Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà che stanno vivendo gli agricoltori e gli allevatori del territorio, che subiscono quotidianamente i danni provocati dalla presenza eccessiva di daini e cinghiali – dice Ferrarello – Per questo, su nostra richiesta, l’Assessorato regionale dell’Agricoltura ha previsto un intervento economico di circa 12 milioni di euro nell’arco di tre anni. Nei prossimi giorni dovrebbe essere pubblicato un bando destinato esclusivamente alle aziende agricole che operano all’interno del Parco delle Madonie. Le risorse consentiranno di finanziare la realizzazione di recinzioni anti-daino e anti-cinghiale e di altre strutture di protezione delle coltivazioni e delle attività agricole. Si tratta di un intervento importante, che potrà aiutare concretamente le aziende a difendersi dai danni provocati dalla fauna selvatica”.

Ma non è finita qui. Perché proprio agricoltori e allevatori, in questi giorni, si stanno vedendo recapitare le somme relative agli indennizzi per i danni subiti, i cui pagamenti erano bloccati dal 2020: “Quando mi sono insediato, ho trovato una situazione di sostanziale blocco: i pagamenti erano fermi al 2020 a causa della mancanza di risorse economiche – spiega Ferrarello – Grazie a un decreto dell’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente e all’impiego di ulteriori fondi dell’Ente Parco, siamo riusciti a reperire le somme necessarie per liquidare gli indennizzi arretrati. Stiamo procedendo al pagamento di tutte le spettanze, dal 2020 fino a settembre 2026, con l’obiettivo di azzerare completamente i debiti accumulati nei confronti degli aventi diritto”. Vanno bene i ristori, vanno bene i fondi per creare delle reti di contenimento. Ma è chiaro a tutti che tutto questo non può bastare.

“Per questo – dice Ferrarello – abbiamo riunito il Consiglio del Parco e condiviso la necessità di chiedere al presidente della Regione Siciliana il riconoscimento dello stato di emergenza per la situazione determinata dalla proliferazione incontrollata di daini e cinghiali. Un riconoscimento che potrebbe facilitare l’arrivo di ulteriori risorse economiche e consentirci di affrontare il problema con strumenti e interventi straordinari. Non si tratta soltanto di tutelare gli agricoltori e gli allevatori, che pure stanno subendo danni gravissimi. Il problema riguarda anche, e soprattutto, la salvaguardia della biodiversità del Parco delle Madonie”. Infatti, daini e cinghiali stanno stravolgendo l’habitat del Parco: il fungo basilisco è ormai quasi scomparso. Anche gli esemplari della farfalla delle Madonie, la Parnassius apollo siciliae, sono ormai pochissimi. Questa farfalla, già rara di per sé, rischia di sparire proprio a causa della progressiva scomparsa delle piante di cui si nutre, distrutte dagli ungulati: “Siamo di fronte a un’emergenza che non riguarda soltanto l’economia agricola, ma l’intero equilibrio ambientale del Parco”, precisa Ferrarello.

Ma quanti sono i daini e i cinghiali del Parco? “Non c’è un censimento aggiornato che stimi la popolazione degli ungulati – dice Ferrarello – Grazie alla collaborazione con il Corpo Forestale, però, stiamo predisponendo un progetto che dovrebbe essere pronto nei prossimi giorni e che prevede l’utilizzo di droni per effettuare un censimento della fauna selvatica. L’obiettivo è acquisire dati più precisi sulla consistenza delle popolazioni animali e sulla loro distribuzione nel territorio, così da programmare in maniera ancora più efficace gli interventi di contenimento. Anche molte associazioni ambientaliste hanno compreso la gravità della situazione che interessa il Parco delle Madonie e la necessità di intervenire per salvaguardarne gli equilibri naturali”. La questione è nota: daini e cinghiali non appartenevano originariamente alla fauna del Parco: “Sono stati introdotti dall’uomo, che poi ha perso il controllo”, dice Ferrarello.

L’ipotesi della reintroduzione del lupo rimane fuori discussione: “Una soluzione che oggi non riteniamo praticabile – spiega il presidente – Le popolazioni di daini e cinghiali hanno raggiunto dimensioni tali che, per esercitare un’efficace azione di contenimento, sarebbe necessaria una presenza molto consistente di lupi. Questo rischierebbe di creare un problema opposto, determinando nuovi squilibri e ulteriori difficoltà per il territorio. I tecnici sconsigliano questa soluzione, che non rappresenta quindi, allo stato attuale, una strada percorribile per affrontare l’emergenza”. Ma daini e cinghiali continuano a crescere: la popolazione dei daini aumenta ogni anno di circa il 20-30%, mentre i numeri sono molto più alti per quanto riguarda i cinghiali: “Senza interventi di contenimento costanti ed efficaci, il numero degli animali è destinato ad aumentare rapidamente, aggravando ulteriormente i danni alle attività agricole e agli ecosistemi naturali – dice il presidente – È quindi indispensabile proseguire e potenziare le attività già avviate, affiancando agli abbattimenti selettivi le misure di prevenzione, il monitoraggio delle popolazioni e la valorizzazione delle carni attraverso una filiera organizzata”. Quando si interferisce con gli equilibri naturali, questo è il risultato.

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