Documenti d’archivio raccontano una produzione già organizzata nel Cinquecento. Materie prime, boschi e acqua favorirono la nascita di un’attività che dalle Madonie raggiunse altri centri della Sicilia. Oggi quella memoria può diventare una nuova occasione di sviluppo. A Collesano la storia della ceramica comincia dalla terra. Prima ancora delle forme, dei colori e delle decorazioni, c’è infatti l’argilla delle Madonie. È questo legame con le risorse naturali del territorio a spiegare lo sviluppo di una delle più interessanti tradizioni ceramiche della Sicilia occidentale. La ricerca storica offre documenti particolarmente precisi. Uno studio di Rosario Termotto, costruito anche sulle fonti dell’Archivio di Stato di Palermo, ricostruisce una plurisecolare attività dei maestri ceramisti collesanesi legata soprattutto alle argille delle cave di Bovitello. Un contratto del 1585 documenta già l’acquisto di cinquanta carichi di creta destinati alla bottega di mastro Agostino Cellino. Negli anni successivi le forniture diventano sempre più consistenti, prova dell’esistenza di un’attività produttiva organizzata.
Argilla, acqua e legname costituivano una combinazione ideale. I boschi delle Madonie fornivano combustibile alle fornaci; le sabbie estratte lungo i corsi d’acqua contribuivano alle caratteristiche delle lavorazioni; gli stazzoni punteggiavano il territorio. La produzione non riguardava soltanto oggetti decorativi. Tegole, mattoni, tubi, recipienti e manufatti destinati alle attività agricole raccontano una ceramica innanzitutto funzionale, strettamente connessa alla vita economica delle comunità. Già tra Cinquecento e Seicento i prodotti degli stazzoni di Collesano venivano richiesti dai centri delle Madonie e della fascia costiera. Con il passare dei secoli la funzione incontra l’estetica e la ceramica collesanese sviluppa una propria riconoscibilità. È proprio questa stratificazione a rendere Collesano interessante oggi. Qui la ceramica non è un elemento aggiunto all’identità del borgo: nasce dal territorio stesso, dalle sue cave, dai boschi, dalle necessità quotidiane e dalle relazioni commerciali costruite nel tempo.
Il riconoscimento fra le città italiane di affermata tradizione ceramica e l’adesione all’Associazione Italiana Città della Ceramica collocano oggi Collesano dentro una rete nazionale di tutela e promozione dell’artigianato artistico. “La tradizione ceramica di Collesano rappresenta uno degli elementi più autentici e preziosi della nostra identità culturale – dichiara il sindaco di Collesano Tiziana Cascio – È un patrimonio di storia, conoscenze e abilità artigianali che affonda le proprie radici nei secoli e che abbiamo il dovere di custodire, valorizzare e soprattutto trasmettere alle nuove generazioni. Come amministrazione comunale crediamo fortemente nelle potenzialità di questa antica arte, non soltanto come testimonianza del nostro passato, ma anche come risorsa per lo sviluppo culturale, turistico ed economico del territorio. L’obiettivo è rafforzare il legame tra tradizione e innovazione, promuovendo Collesano e le sue eccellenze artigianali all’interno di un percorso di valorizzazione che coinvolga l’intero comprensorio delle Madonie. Investire nella ceramica significa investire nella nostra identità e nel futuro della comunità”.
La sfida contemporanea consiste nel trasformare questa eredità in racconto. In un territorio come quello madonita, che negli ultimi anni ha puntato sempre di più sul turismo naturalistico e culturale, la ceramica può diventare una chiave ulteriore per leggere il paesaggio. Non soltanto acquistare un manufatto, dunque, ma conoscere la materia da cui nasce, ricostruire il funzionamento degli antichi stazzoni, incontrare chi conserva le tecniche e comprendere quanto lavoro ci sia dietro un oggetto. Collesano racconta così una Sicilia artigiana lontana dalla produzione seriale. Una Sicilia nella quale la materia prima, il luogo e la mano dell’uomo rimangono inseparabili. Il futuro della sua ceramica dipenderà dalla capacità di conservare questa autenticità aprendola, contemporaneamente, al design, alla formazione e al turismo esperienziale. Perché una tradizione rimane viva non quando viene semplicemente conservata, ma quando qualcuno continua a impararla e a trasformarla.




