Ad Alimena ormai non serve più aspettare che si alzi il sipario: il “teatrino” viene certificato prima ancora dell’inizio dello spettacolo. E a definirlo così, nero su bianco e in maiuscolo, è direttamente il sindaco Giuseppe Scrivano. È l’ultima puntata di una vicenda politico-amministrativa che da mesi vede contrapposti il primo cittadino, una parte del Consiglio comunale, la Regione siciliana, commissari ad acta e, a più riprese, anche la giustizia amministrativa. Una storia fatta di dimissioni, surroghe contestate, porte chiuse, ordinanze, ricorsi al Tar e al Cga, convocazioni e Consigli che faticano persino a cominciare. L’ultimo atto porta la data del 4 settembre. Scrivano ha inviato una nota ai consiglieri comunali e al Comando dei carabinieri di Alimena avente per oggetto un “chiarimento in merito alla richiesta di convocazione del Consiglio comunale”.
Il sindaco, richiamando una nota protocollata il 2 settembre, comunica di non avere provveduto alla convocazione del Consiglio per quella giornata, sostenendo che nella richiesta mancherebbero le motivazioni d’urgenza. Superfluo sottolineare come la convocazione del consiglio comunale, o il suo divieto, non rientrino affatto fra i compiti attribuiti ad un sindaco! Fin qui la nota potrebbe sembrare uno dei tanti bizzarri scambi epistolari tra gli organi di un Comune protagonista di una imbarazzante telenovela. Ma Scrivano mette subito le cose in chiaro: “giorno 04/09/2026 non avrà luogo nessun Consiglio Comunale”. E aggiunge che qualsiasi iniziativa eventualmente intrapresa dai consiglieri dovrà essere considerata “puro TEATRINO”. Maiuscolo compreso. Il termine è certamente poco usuale nel lessico amministrativo. Ma, involontariamente, potrebbe essere la sintesi più efficace degli ultimi mesi della politica alimenese. Resta soltanto da capire chi, secondo i diversi protagonisti della vicenda, siano gli attori, chi il regista e soprattutto chi abbia in mano le chiavi del teatro.
Il sindaco adesso è anche responsabile degli uffici
C’è però un altro passaggio della nota che merita attenzione e che aggiunge un elemento alla già intricata vicenda. Scrivano firma il documento non soltanto nella veste di sindaco, ma richiama espressamente la propria qualità di responsabile dell’Area amministrativa e Affari generali e dell’Area Servizi sociali, Turistici, Culturali e Anagrafe, incarichi assunti in forza della determina sindacale numero 27 del 3 settembre. Una circostanza che arriva pochi giorni dopo un’altra puntata particolarmente movimentata.
Il 28 agosto era stato convocato un Consiglio comunale straordinario e urgente con ben quattordici punti all’ordine del giorno: elezione del presidente e del vicepresidente, Dup, bilancio di previsione 2026-2028, programma delle opere pubbliche, Tari e altri importanti atti finanziari. La riunione durò appena una ventina di minuti senza riuscire ad affrontarne nemmeno uno. Poche ore prima Scrivano aveva disposto la cessazione anticipata dell’incarico del segretario comunale reggente Valerio Saetta, motivandola con il venir meno del rapporto fiduciario. Nella stessa giornata aveva firmato un’altra ordinanza per vietare la trattazione dei punti riguardanti l’elezione del presidente e del vicepresidente del Consiglio, sostenendo l’assenza del quorum necessario.
Durante quella movimentata serata il sindaco aveva inoltre parlato di presunte pressioni provenienti dalla Regione e aveva raccontato di avere trovato il segretario comunale particolarmente “stressato”. Solo ventiquattro ore dopo era arrivata però la secca replica dello stesso Saetta: nessuno stress provocato dalle telefonate della Regione e, soprattutto, piena disponibilità a partecipare al Consiglio fino a quando la Prefettura non aveva formalmente interrotto il suo incarico. Una ricostruzione che aveva smentito alcuni passaggi sostanziali di quella fornita dal primo cittadino.
Una battaglia che dura da mesi
Il nuovo scontro sulla convocazione del Consiglio non nasce dunque dal nulla. La crisi istituzionale di Alimena si trascina ormai dall’inizio dell’anno, quando Scrivano aveva sostenuto la decadenza del Consiglio comunale dopo una serie di dimissioni. Da lì era cominciato un lungo braccio di ferro con la Regione sulle surroghe dei consiglieri. Una battaglia approdata anche davanti alla giustizia amministrativa. A maggio il Cga, respingendo il ricorso cautelare del Comune, aveva chiarito che il sindaco non dispone del potere di accertare la decadenza dell’organo consiliare. Anche il Tar era intervenuto sugli atti che avevano ostacolato l’insediamento del commissario ad acta nominato dalla Regione per effettuare le surroghe.
E così, dopo il Consiglio dichiarato decaduto, il commissario ostacolato, le surroghe contestate, le ordinanze, i ricorsi, il segretario mandato via, il Consiglio da quattordici punti durato venti minuti e le accuse alla Regione, arriva adesso il “puro TEATRINO”. Con una particolarità: questa volta non è un’espressione utilizzata dall’opposizione per attaccare il sindaco. È il sindaco stesso a metterla per iscritto su carta intestata del Comune. Ad Alimena, insomma, la politica continua a offrire colpi di scena. Il problema è che, mentre maggioranza e consiglieri discutono ormai perfino sull’esistenza stessa delle sedute, sul tavolo restano questioni molto meno teatrali: il bilancio, gli atti finanziari e il funzionamento ordinario dell’ente. E forse è proprio questo il paradosso dell’intera vicenda: il “teatrino” può anche non andare in scena, ma il Comune deve comunque continuare ad amministrare.




