Idee impossibili che, con il tempo, possono diventare realtà. È quasi una sintesi della storia del Gal Hassin quella affidata alle parole di Paolo Nespoli, astronauta italiano con alle spalle tre missioni nello spazio, tornato a Isnello in occasione dell’appuntamento conclusivo delle iniziative organizzate per celebrare i primi dieci anni di attività del Centro internazionale per le Scienze Astronomiche. Una giornata che ha chiuso idealmente un’intera estate dedicata al decennale del Gal Hassin e che ha avuto come filo conduttore un tema particolare: “Il cibo nello spazio”. Un viaggio tra ricerca, alimentazione, vita degli astronauti e convivialità, partito l’11 settembre con l’inaugurazione dell’omonima esposizione e culminato nella conferenza del 16 settembre.
Nespoli, tornato per la seconda volta al Gal Hassin, non ha nascosto il proprio apprezzamento per la crescita del centro. “È sicuramente un posto incredibile, in mezzo a questo gruppo di montagne bellissime – ha raccontato – Qui si vede lo spazio, si vede la natura e si unisce quello che l’essere umano fa con quello che la natura ha fatto, dalle bellissime foreste fino allo spazio. Tornando qui per la seconda volta vedo che tante cose sono state migliorate. Siamo in un centro veramente bello“. Poi un messaggio rivolto soprattutto ai più giovani, che rappresentano una parte importante del pubblico raggiunto ogni anno dalle attività didattiche e divulgative di Isnello: “Dico sempre ai ragazzi che devono avere delle idee impossibili, anche le più bizzarre, senza pensare se siano realizzabili o meno. Questo dà loro la possibilità di sbizzarrirsi e provare a fare cose impossibili. E le cose impossibili, quando ci mettiamo veramente, riusciamo a farle”.
Il tema dell’incontro ha consentito anche di ripercorrere la storia dello Space Convivium, progetto del 2007 che portò nello spazio un momento di convivialità italiana e al quale partecipò lo stesso Nespoli durante la missione STS-120 a bordo dello Space Shuttle Discovery e della Stazione Spaziale Internazionale. Secondo l’astronauta, quell’esperienza contribuì a mettere in evidenza un aspetto delle missioni spaziali che va oltre la tecnologia e la ricerca scientifica: “Nello spazio occorre concentrarsi sulla scienza e sulla tecnologia, ma c’è anche un altro aspetto, più umano. Si vive insieme in un luogo isolato e confinato, dove c’è assolutamente bisogno di fare squadra. Il cibo è sicuramente una delle cose che ci permette di sentirci uniti e di lavorare insieme”.
Alla conferenza hanno preso parte anche Nicola Fiasconaro, che realizzò il dolce destinato allo Space Convivium del 2007; Emanuele Viscuso, promotore dello stesso progetto; e Umberto Cavallaro, studioso e divulgatore della storia dell’esplorazione spaziale. L’incontro ha permesso di approfondire l’evoluzione dell’alimentazione degli astronauti: dai primi cibi compressi e in tubetto delle missioni pionieristiche fino alla varietà di alimenti oggi disponibili a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, soffermandosi anche sulle esigenze nutrizionali durante le lunghe permanenze nello spazio e sulle prospettive delle future missioni verso la Luna e Marte.
Ma la conclusione delle celebrazioni è stata soprattutto l’occasione per tracciare un primo bilancio dei dieci anni del Gal Hassin: “Siamo molto contenti – ha spiegato Giuseppe Mogavero, presidente della fondazione Gal Hassin – non soltanto perché siamo riusciti a realizzare tutto questo, che è già un’impresa, ma per la presenza di tantissima gente che ci ha sostenuto e ci ha fatto capire che quell’idea che all’inizio sembrava assurda oggi è diventata realtà. Forse si è realizzata proprio perché sembrava assurda”. Un concetto che, quasi involontariamente, si lega alle parole pronunciate poco prima da Nespoli sulle “idee impossibili”. Dopo lo stop imposto dalla pandemia, il centro ha ripreso a pieno ritmo le proprie attività, consolidando il rapporto con istituzioni, mondo della ricerca e scuole. Secondo i dati riferiti da Mogavero, oggi il Gal Hassin arriva a registrare circa 20 mila presenze l’anno, confermando il ruolo assunto dal centro non soltanto nella ricerca astrofisica, ma anche nella didattica e nella divulgazione scientifica.
E lo sguardo è già rivolto al futuro. Tra le prospettive più importanti ci sono le collaborazioni con l’Agenzia Spaziale Europea e le attività legate al telescopio Flyeye, in corso di realizzazione sul Monte Mufara, destinato all’osservazione e al monitoraggio degli oggetti potenzialmente pericolosi per la Terra. “Stiamo qualificando ancora di più l’offerta didattica ed educativa e la comunicazione scientifica – ha aggiunto Mogavero – perché il Gal Hassin non è soltanto ricerca astrofisica di alto livello, ma anche comunicazione della scienza”. A raccontare la crescita scientifica del centro ci sono anche i risultati dell’attività osservativa. Mogavero ha ricordato la scoperta, nell’arco di circa un anno, di tre nuovi asteroidi, inserendo questi risultati nel solco della grande tradizione astronomica siciliana che conduce fino a Giuseppe Piazzi e alla scoperta di Cerere, avvenuta nel 1801 dall’Osservatorio astronomico di Palermo.




