Dopo quasi trent’anni trascorsi complessivamente dietro le sbarre, Domenico “Mico” Farinella, boss del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde, è tornato in libertà. Il suo nome compare nell’elenco dei padrini scarcerati pubblicato da LiveSicilia in un articolo firmato da Riccardo Lo Verso, notizia ripresa anche da Antimafia Duemila. Secondo quanto riferisce LiveSicilia, Farinella potrebbe essersi trasferito in Lombardia, dove aveva già vissuto dopo una precedente scarcerazione. Non è stata invece resa nota la data esatta della sua uscita dal carcere. La notizia riporta l’attenzione su uno dei personaggi più conosciuti della storia criminale delle Madonie, protagonista di vicende giudiziarie che hanno attraversato oltre trent’anni di attività investigativa contro Cosa nostra.
Dall’ergastolo alla libertà, poi il nuovo arresto
Figlio di Giuseppe “Peppino” Farinella, storico capomafia madonita e componente della Commissione provinciale di Cosa nostra, morto nel 2017 mentre era detenuto al 41 bis, Domenico Farinella era stato arrestato alla fine del 1994. Condannato per reati di mafia, estorsione e omicidio, aveva trascorso quasi 25 anni in carcere prima di tornare libero nell’aprile del 2019. La scarcerazione era arrivata grazie a un ricalcolo delle pene e all’applicazione dell’indulto, che aveva fatto venir meno l’ergastolo derivante dal cumulo delle condanne. Una libertà durata poco più di un anno. Il 30 giugno 2020, infatti, Farinella venne nuovamente arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia Alastra, condotta dai carabinieri e coordinata dalla magistratura, che aveva portato alla luce il tentativo di ricostituzione degli assetti mafiosi nel territorio delle Madonie. Nel gennaio 2023 divenne definitiva la sua condanna a sei anni di reclusione. Una pena che, considerando anche il periodo di custodia cautelare iniziato nel 2020, risulta temporalmente compatibile con il ritorno in libertà riferito oggi dalla stampa.
Il mandamento di San Mauro Castelverde e l’operazione Alastra
Il nome dei Farinella è legato da decenni alla storia di Cosa nostra sulle Madonie. Dopo la morte del padre Peppino, Domenico aveva raccolto, secondo le ricostruzioni investigative e giudiziarie, l’eredità criminale della famiglia, mantenendo un ruolo centrale negli equilibri del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde. L’operazione Alastra aveva documentato il tentativo di riorganizzare il clan dopo i colpi inferti dalle precedenti inchieste, tra cui l’operazione Black Cat. Un’organizzazione che, secondo gli investigatori, continuava a esercitare la propria influenza sul territorio attraverso estorsioni e il controllo di attività economiche. Nell’inchiesta erano finiti anche Giuseppe Farinella, figlio di Mico e nipote del vecchio capomafia Peppino, e altri esponenti della criminalità organizzata madonita. Il processo aveva portato a pesanti condanne, tra cui quella a dodici anni per Giuseppe Farinella
Le condanne del processo Alastra avevano rappresentato un nuovo duro colpo per il mandamento. Le indagini avevano fatto emergere anche un elemento particolarmente significativo: il ruolo degli imprenditori che, rompendo il muro dell’omertà, avevano contribuito a ricostruire le richieste estorsive e le attività del gruppo mafioso.
Da Palermo alla provincia, tornano liberi i vecchi boss
La scarcerazione di Farinella si inserisce in un quadro più ampio che riguarda numerosi esponenti di primo piano di Cosa nostra palermitana. L’ultimo a lasciare il carcere, pochi giorni fa, è stato Massimiliano Giuseppe Perrone, che ha terminato di scontare la pena nel penitenziario di Tolmezzo. Prima di lui era tornato libero Alessandro Alessi, già ai vertici del mandamento di Pagliarelli insieme a Vincenzo Giudice. Tra i nomi di maggiore peso figurano Calogero Lo Piccolo, esponente della storica famiglia mafiosa di San Lorenzo, Tommaso Di Giovanni, legato al mandamento di Porta Nuova, e Pietro Tagliavia, capomafia di Brancaccio tornato a Palermo nei mesi scorsi. Quest’ultimo è figlio di Francesco Tagliavia, condannato all’ergastolo per le stragi di via D’Amelio e via dei Georgofili. Nel mandamento di San Lorenzo risultano liberi anche Giuseppe Biondino e Giuseppe Serio, mentre a Porta Nuova è tornato in libertà Tommaso Di Giovanni. Suo fratello Giuseppe, condannato in primo grado a vent’anni di carcere, risulta invece libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Anche in provincia si registrano scarcerazioni eccellenti: Rosario Lo Bue a Corleone, considerato in passato uno degli eredi del potere mafioso di Totò Riina, Francesco Lo Gerfo a Misilmeri e Francesco Nania a Partinico, oltre allo stesso Domenico Farinella. Altri nomi potrebbero aggiungersi nei prossimi mesi, fra questi, secondo quanto riporta Riccardo Lo Verso su Livesicilia, Cesare Lupo, storico boss di Brancaccio, dovrebbe terminare di scontare la pena entro novembre, mentre nei prossimi due anni potrebbero tornare liberi anche Gianni Nicchi e Alessandro D’Ambrogio, due figure di rilievo della mafia palermitana.




